Scrambler Borile-Ducati: Borile non ci sta!

La necessità di rispondere alle affermazioni non corrette e alterate della verità rilasciate dalla dirigenza Ducati; la volontà di non farsi intimidire dalle ripetute azioni legali che l’azienda del Gruppo Audi intraprende contro Borile Motociclette nel tentativo di impedire qualsiasi comunicazione sul tema.

Con il fermo proposito di mettere un punto alla strumentalizzazione sull’argomento Scrambler Borile-Ducati, Borile Motociclette ha deciso di pianificare un’importante campagna pubblicitaria (cfr. allegato) che troverà spazio nei prossimi giorni su alcuni quotidiani nazionali e, successivamente, su testate di settore in Italia, Germania e Gran Bretagna.

In contrapposizione a quanto riportato da alcune testate giornalistiche e di quanto dichiarato dai vertici Ducati a MCN Motorcycle News il 22 gennaio scorso, il Tribunale di Bologna (la sentenza è stata da noi ampiamente diffusa) si è espresso solo sulla diffida (ex art. 700) alla diffusione del comunicato di Borile contenente il video della presentazione della Scrambler Borile ai vertici Ducati. Il Tribunale di Bologna ha condannato Borile al risarcimento delle sole spese processuali, rimandando esplicitamente ad altra sede ogni eventuale contraddittorio in merito agli accordi intercorsi tra le parti relativamente al progetto Scrambler.
Il Tribunale di Bologna, inoltre, non ha mai – al contrario di quanto affermato dai vertici Ducati – espresso nessun accordo relativamente alla “versione” Ducati sui tempi e i modi con cui si è dato vita al progetto Scrambler Ducati.

Noi non abbiamo mai accusato Ducati di aver copiato il nostro modello di moto Scrambler, ma piuttosto di averci arrecato un consistente danno economico, prima concedendoci di realizzare il progetto Scrambler “come riedizione del modello Ducati anni ‘70” (come cita specificamente il tribunale), facendoci investire centinaia di migliaia di euro, per poi decidere di lanciare la propria Scrambler – venendo meno agli accordi.
Le moto sono diverse, ma entrambe ispirate alla Scrambler Ducati anni ’70, quindi, in questo senso, un prodotto “identico”, creato per un preciso settore di mercato. Perché un prodotto è figlio di un progetto di mercato a cui segue un progetto industriale, una campagna commerciale e di marketing.
Borile ha fatto tutto questo, investendo ingenti capitali, fidandosi dell’autorizzazione ottenuta da Ducati, della sua disponibilità a sostenere il progetto, concedendo a Borile addirittura l’uso del marchio Scrambler che – dobbiamo sottolinearlo – è un marchio registrato da Ducati; e valorizzando la collaborazione tecnica che Ducati ha accordato al progetto Borile fornendole testa e cilindro per lo sviluppo del nuovo motore, da quel momento da tutti identificato come “Borile-Ducati”.
Ducati prima ha concesso a Borile di fare tutto questo, ha taciuto per due anni di fronte a una montagna di articoli in Italia e all’estero che celebravano il ritorno della Scrambler; poi, visto il successo dell’intuizione di Umberto Borile, ha deciso di lanciare il progetto della propria Scrambler, forte del proprio peso sul mercato, ignorando gli impegni assunti e tralasciando anche solo di informare Borile, impedendoci così da quel momento di avere un mercato per la nostra moto.

A nessuno (media, addetti ai lavori, ecc.) risulta che Ducati lavorasse – come dichiarato dalla dirigenza Ducati in occasione dell’EICMA – al progetto Scrambler dal 2009. Ma, se così fosse, risulterebbe perlomeno una bizzarra scelta manageriale avviare un progetto di un nuovo modello per una nuova fascia di mercato e, contemporaneamente, acconsentire ad altri di fare altrettanto, concedendo addirittura l’uso del proprio marchio.
Sarebbe come dire che la Fiat, mentre investiva milioni di euro nel progetto per il rilancio della “mitica” 500, concedeva ad altri di avviare lo stesso progetto con lo stesso nome …

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