16 gennaio 2013

Global player? E allora compact player

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Woody’s Garage Wall #1, more 1967 era LICENSE PLATES © woody1778a

 

Se segmentiamo il mercato mondiale dell’auto, troviamo che il segmento piu’ pesante come volumi di vendita è quello delle vetture ‘compact’, tipo VW Golf. Infatti rappresenta circa il 20% dei volumi worldwide, segue il segmento ‘small’ col 14.5%  e le ‘mid’ col 13% ca .

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“Spacchettando” il 20 % troviamo che circa il 7% è realizzato in Europa e Middle Est, il 3% nei paesi Nafta, l’8% in Asia Pacific e l’1%  in Latin America, quindi un brand che voglia competere nei mercati più importanti, deve offrire un prodotto forte proprio in questo segmento di mercato così trasversale.

Esercizio molto difficile, poiché deve tener conto delle diverse combinazioni di requisiti normativi e delle caratteristiche locali più cercate dai consumatori. Poi della necessità di offrire come minimo 4 versioni della stessa compact, 5 porte hatchback e sedan, Station Wagon e 3 porte, anche se quest’ultima , soprattutto in Europa, sta perdendo peso.

Quindi la base del successo parte da una piattaforma, chassis e pavimento, che sia in grado di supportare i diversi body, senza compromettere le caratteristiche di ciascuno, e meglio ancora se consente un ulteriore upgrade di utilizzo per modelli di segmento diverso, come i SUV medi, riducendo così pesantemente gli investimenti per la loro realizzazione e i costi della piattaforma date le profonde sinergie di componenti.

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956 Auto Chassis © zombieite

Poi, il segmento compact ha un’altra caratteristica importante, cioè di offrire contenuti tecnologicamente innovativi a prezzi sostenibili da quel consumatore. Tra gli esempi ultimi abbiamo il driver alert, l’adaptive cruise control, il lane departure warning e keeping aid, l’active park assist, il freno a mano elettrico, ecc…  fino alle novità nell’infotainement che consentono di gestire tramite il touch screen in plancia radio, social network, apps, navigazione, e quindi nell’offrire nuovi servizi.

Insomma i clienti ‘compact’ sono esigenti, e lo saranno sempre di piu’, perchè stanno arrivando le nuove generazioni che hanno un rapporto con queste tecnologie molto friendly e poi molto attente all’ambiente. Le prossime vetture dovranno inoltre soddisfare i nuovi stringenti limiti di emissioni di CO e quindi dobbiamo attenderci a breve importanti novità nelle offerte di powertrain,
sempre col vincolo di essere alla portata del portafoglio del cliente medio del segmento.

 

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Project Streetlight © FaceMePLS

Dovranno offrire nuovi servizi, proprio grazie ai nuovi dispositivi elettronici, soprattutto nel campo della sicurezza e assistenza, senza dimenticare i servizi correlati all’acquisto e manutenzione del veicolo, dato che in Europa nel segmento compact la metà delle vendite circa è alle grandi flotte aziendali, certamente interessate al prodotto, ma ancor di più ai servizi e relativi costi.

In Cina, Brasile, India, Russia tutti mercati molto “compact” e con milioni di nuovi clienti nei prossimi anni, bisognerà capire bene i nuovi ‘wants’ di prodotti e servizi, e non solo per quel segmento.

Parliamo di grandi investimenti in ricerca, di marketing ed innovazione, ingegneria e sviluppo, che richiederanno ingenti capitali, già preannunciati ad esempio da VW  e forse alleanze tra le case, per dividerne il peso economico …e dove sbagliare costerà molto caro!

Ma i winner di questa prossima competizione globale godranno poi di benefici innanzitutto di immagine ed economici per molti anni, ed il loro ‘sapere fare world wide’ garantirà una supremazia difficilmente scalabile!

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 Global player? E allora compact player




Questo articolo è stato pubblicato da Paolo Federico Ferrero il mercoledì, gennaio 16, 2013 alle 7:15 AM ed appartiene alla categoria Auto, Design, Ecologia e Ambiente, Europa, Mercato, Volkswagen. Puoi seguire i commenti a questo articolo attraverso i feed RSS 2.0. Lascia un commento!

 

Attualmente sono stati lasciati 5 commenti a “Global player? E allora compact player”

  1. 1 Maurizio Miorini ha detto:
    16 gennaio, 2013

    Ciao Paolo Federico,

    ciò che dici non mi trova completamente d’accordo, perchè investire su un modello “globale” non significa solo realizzare la vettura; Significa avere una capillare rete distributiva, un efficiente servizio di assistenza ed un certo numero di insediamenti produttivi che possano soddisfare la richiesta dei vari Mercati.
    Insomma, non è proprio cosa “da tutti” coniugare certe caratteristiche, anche perchè la redditività che può assicurarti una vettura di segmento medio impone un alto numero di immatricolazioni.
    Da quanto hai detto, sembra che solo Toyota, VW, Ford, GM e le Case Coreane (che hanno una più che buona presenza nei Paesi emergenti) possano pensare di realizzare vetture tecnologicamente avanzate a prezzi “umani”.
    Le altre Case giocano su volumi più bassi ma, magari, su una redditività più alta, vedi BMW, Mercedes etc, anche se da un pò di tempo pure loro cominciano ad avventurarsi in segmenti più bassi rispetto al loro tardizionale target.

    E gli altri?

    Dipende fa cosa producono, anche se dubito che Ferrari e Porsche si siano poste il dilemma! ;-)

  2. 2 diego saccoman ha detto:
    16 gennaio, 2013

    La ricerca della world car e’ un fenomeno chemi ha sempre incuriosito.
    E mi viene in mente la Fiat Palio, che invece che piacere a tutti, non piaceva a nessuno.
    Come dietro un nome comune, ad esempio Corolla, in realta’ di comune tra i vari modelli non c’e’ poi molto.
    Che forse i modelli di successo planetario, fondamentalmente, sono belli ed appaganti sono diventati molto diffusi in base a questo e non per una strategia impostata alla conquista del mondo.
    Forse le vere world car sono le Ferrari, le Porsche, la Land Rover lo e’ diventata, poche altre. Perche’ nella contrapposizione tra funzionalita’ e convenienza, che rispondono ad esigenze completamente diverse nelle varie parti del mondo, l’eccellenza risponde invece a canoni comuni ovunque. Cio’ che e’ funzionale in Italia, difficilmente lo sara’ in India, ma cio’ che e’ bello, lo e’ dovunque.
    .ds.

  3. 3 Paolo Federico Ferrero ha detto:
    16 gennaio, 2013

    @Maurizio: certamente è necessario sviluppare tutti i servizi che hai citato, anche perché fondamentali per mantenere e coltivare la famosa ‘customer relationship’, volevo solo sottolineare la difficoltà di essere un competitor globale già solo come prodotti da offrire, che comunque sono il primo passo x la conquista di nuovi clienti.

    @Diego: la Corolla è certamente un esempio molto positivo di world car, ma per conquistare i mercati piu’ importanti e così diversi, è necessario impostare strategie ad hoc, che sono anche accompagnate da importanti saving sugli investimenti di sviluppo R&D. attualmente l’investimento di R&D per una vettura nuova vale qualche bel centinaio di milioni di euro, per cui sostituire un motore o l’ elettronica della stessa auto x legislazioni diverse diventa molto piu’ semplice e molto meno costoso, rispetto ad uno sviluppo totalmente nuovo. la cosiddetta customizzazione del prodotto, offre poi un altro vantaggio e cioè che a fronte di qualsiasi problema che potrebbe sorgere a livello produttivo, si può compensare con componenti prodotti anche in altri paesi.
    i brand di lusso che citi, sono certamente globali, ma la loro “fortuna” rispetto ai brand diciamo normali è che “devono” produrre nei paesi di origine, per il valore del marchio (una Ferrari è tale solo se prodotta a Maranello) e grazie ai relativi basi volumi di vendita, ed i conseguenti incrementi di prezzi dovuti alle tasse di importazione possono essere benissimo ricaricati ai clienti finali senza problemi. il difficile , e così appassionante lavoro, è fare proprio una vettura di importanti volumi di vendita e che piaccia in Europa, in India , in Cina e così via
    grazie dei commenti paolo

  4. 4 Maurizio Miorini ha detto:
    16 gennaio, 2013

    Essere competitor globali significa sapersi adattare alle varie esigenze dei Mercati, nonchè realizzare piattaforme adeguate ai differenti standard di sicurezza ed ottimizzate secondo i “gusti locali”.
    Può essere da esempio il Gruppo Fiat (ma anche VW), che in Brasile adotta piattaforme differenti da quelle europee o americane: Anche la 500 ha subìto importanti modifiche per essere commercializzata negli USA (struttura più rigida e robusta, blocco clima potenziato, cambio automatico con convertitore etcetc), quindi è ancora prematuro poter parlare di vetture veramente “globali”, realizzate cioè nello stesso modo in tutto il globo.
    I costruttoti dei segmenti più alti ed esclusivi partono avvantaggiati, perchè i telai soddisfano in partenza qualsisi norma e sono prodotti “dedicati”, dove è il cliente ad adattarsi al tipo di mezzo e non viceversa: In quest’ ottica, le considerazioni di Diego circa la “globalità” di Ferrari e Porsche non sono poi così campate in aria…

  5. 5 Pier Luigi Iafelice ha detto:
    17 gennaio, 2013

    Fiat e VW… ovvero come fare la stessa strada, ma in senso opposto.

    Avendo l’età giusta ho i ricordi di una gamma Fiat articolata su macchine che coprivano tutti i segmenti di mercato (anche quelli dove il marchio faceva fatica ad essere credibile, specie da parte dei concessionari, che riuscirono a “massacrare” la 130 sia berlina, sia coupé e a ridicolarizzare le Dino sia coupé, sia spider) e, per contro, di una gamma VW incentrata sul maggiolino ed una variante moderna dello stesso che però non aveva un gran seguito.

    Oggi VW ha la possibilità di fare infiniti modelli usando una sola piattaforma, mentre Fiat tenta di adattare i suoi, pochi, modelli alle esigenze dei vari mercati.

    Il caso della 500 non lo ritengo nemmeno un esempio perché è una macchina nata “a furor di popolo” e non per scelta strategica e quindi non poteva essere progettata pensando al futuro, ma semplicemente cercando di dare un seguito produttivo ad una show-car (la tre+1) che in tutti i saloni fu considerata dal pubblico la macchina da comprare, mentre era lì per fare scena!

    Sarei tanto curioso di sapere da quanto, ammesso che ci sia qualcuno incaricato di farlo, in Fiat stanno studiando una piattaforma globale…

    Però, e se sarò smentito dai fatti ne sarò felice (oltre che fiero come italiano) non sono così sicuro che ci sia la volontà di investire pensando in grande (ossia al mondo globale) nemmeno al di là dell’atlantico, dove mi sembra che si sia spostato il Quartier Generale Fiat.

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