17 febbraio 2011

L’usato: il business che salverà i dealers!

Postato da Pietro Montagna in Mercato, Used Car |
4129154925 26da2b4378 Lusato: il business che salverà i dealers!

El Alto Parade, Bolivia © szeke

Anche il mese di Febbraio 2011 sembra mantenere invariata la tendenza di (non)vendita degli ultimi periodi. Fra qualche giorno inizieranno i lamenti e le previsioni catastrofiche. Si badi bene, la situazione è grave e preoccupante, ma, stracciarsi le vesti, non porta da nessuna parte. Anche perché non ho visto nessun concessionario italiano, dopo fallimenti o chiusure, andare in sofferenza; i suoi dipendenti certamente si!

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Ma allora quale dovrebbe essere l’approccio? Mi chiedono, spesso, che dobbiamo fare? Una ricetta unica o una soluzione, buona per ogni situazione, non esiste. Amo, però, sempre sottolineare che fare una scelta sbagliata è sempre meglio di una non-scelta. Molto semplicemente una scelta sbagliata può essere sempre corretta e migliorata; una scelta non fatta non può essere corretta, significa solamente subire la situazione, ed ora, è solo il momento di reagire.Reagire significa soprattutto avere le idee chiare sul futuro. Si faccia attenzione su questo punto: idee chiare non significa idee certe!

Le idee certe, ora, non possiamo permettercele, perché significa immobilizzi e questo non è possibile. Noi ora dobbiamo avere flessibilità e idee chiare sul futuro, del nostro business.
Se siamo d’accordo che il livello delle immatricolazioni, al momento, non toccherà nemmeno  l’1,9 MLN di vetture, questo significa che le strutture di vendite del nuovo, in Italia, sono troppe.
Riuscirà a rimanere solo chi offrirà un ventaglio di offerte, sul proprio territorio, in perfetta concorrenza con il resto dei territorio limitrofi. Quest’affermazione trova sempre più veridicità quanto il valore della vettura, o servizio, è alto.

Rimanendo sul prodotto auto, e non considerando i servizi, ci dobbiamo rendere conto che l’offerta non può assolutamente essere monobrand. Il superamento del Marchio unico, però, non può essere il solo multibrand; certamente un parco usato di valore, e curato, può essere una soluzione, anche, a medio termine, e dare molte soddisfazioni in termini di ritorno di investimenti, e di margini.

Ed ecco che qui, per la mia personale esperienza, casca l’asino…e si fa male!

Chi conosce il mercato dell’automotive sa bene che per formare un decente venditore del nuovo, possono bastare anche 6 mesi, o un anno. Con un pò di impegno un venditore del nuovo, in tre anni, porta vendite significative in concessionaria; dopo i dieci anni vive di “rendita”, nel senso che riesce a creare vendite anche senza aggiungere altri clienti, ma solo con quelli che ha avuto negli anni passati.
La situazione è completamente diversa per l’usato.

Il buon venditore/responsabile dell’usato deve avere una buona esperienza di nuovo e poi, non finisce mai di imparare. Marchi, Modelli, prezzi, valore di mercato, politiche commerciali delle altre case, difetti, commerciabilità sul territorio, centri di approvvigionamento, canali alternativi di smaltimento, tempi e metodi di ripristino, stock in giacenza e in arrivo… e ancora tanti altri fattori.

Invece, spesso, nella maggior parte dei casi, l’usato non ha uno specialista e, ad esso, viene delegato un venditore in quasi pensione, o di poco peso, con qualche giovane che deve farsi le ossa.
Così l’usato diventa la cenerentola della concessionaria.
Quando viene caricata, la vettura, sulla contabilità del Reparto Usato, il valore già non è quello di mercato, ma quello di acquisto. Valore di acquisto che a volte, il nuovo, modifica a suo vantaggio per giustificare movimenti non tanto ortodossi.

Poi ci sono i ripristini, fatti, in questi ultimi anni, sempre più frequentemente in officina interna, perché i tempari devono essere riempiti; dove il Capo Officina e il Magazziniere caricano l’importo, senza alcun sconto, per fare fatturato e margini ai danni del cliente interno.
Finalmente la vettura, fuori prezzo, arriva nel piazzale dell’usato e, quando più è invendibile, più si deprezza e sta nel piazzale. Fino al fatidico momento in cui arriva un commerciante e, non sempre in modo limpido, se l’aggiudica per un valore molto al di sotto di quello di carico e di ripristino.

Questa è la situazione di moltissime concessionarie medio grandi che fino a pochi mesi, o anni, fa riuscivano a tamponare questa situazione con la vendita ai commercianti dell’Est. Ora questo canale si va chiudendo definitivamente e i problemi ritornano con tutta la loro veemenza, essendosi, nell’ultimo lustro, sedimentati.

Molti concessionari, efficientissimi, multibrand e multisedi hanno dovuto chiudere per gli immobilizzi in magazzino e nell’usato. Appena Banche, o altri Enti finanziari, hanno iniziato a controllare i reali valori di mercato dei beni, in questione, hanno trovato valori di molto inferiori a quelli caricati contabilmente; producendo riduzioni o chiusure di linee di credito!

Ma la colpa è solo da una parte? Non proprio. E’ vero che l’usato è acquistato e di proprietà del singolo concessionario, ma è anche vero che un Reparto dell’Usato efficiente significa avere maggiori liquidità per il nuovo e, soprattutto, maggiori sinergie con gli altro Reparti.
Di questa mancata visione globale del business, ha certamente colpa quel management, di Case Madri, che ha voluto solo numeri del nuovo e fatturato di magazzino in continuo rialzo. Mettendo in secondo piano la “professionalizzazione” della Direzione dei suoi dealers.

C’è ancora pochissimo tempo, per dealers e Case Costruttrici, per correre ai ripari ed ottimizzare, o reingegnerizzare, la business unit dell’usato.
Più che risorse economiche, sarà necessario un approccio, e la creazione di processi, che, finora, erano stati ritenuti superflui, ed inutili, per l’usato.
Per raggiungere questo obiettivo ci sono in giro, in questi momenti di crisi, fior fiori di professionisti del settore che vedrebbero in quest’attività una nuova linfa e nuovi stimoli in un campo essenziale e con margini di miglioramento molto ampi.

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 Lusato: il business che salverà i dealers!




Questo articolo è stato pubblicato da Pietro Montagna il giovedì, febbraio 17, 2011 alle 8:11 AM ed appartiene alla categoria Mercato, Used Car. Puoi seguire i commenti a questo articolo attraverso i feed RSS 2.0. Lascia un commento!

 

Attualmente sono stati lasciati 2 commenti a “L’usato: il business che salverà i dealers!”

  1. 1 Antonio Piscitelli ha detto:
    23 febbraio, 2011

    Condivido in pieno tutto quanto affermato da Pietro Montagna.
    Ho la fortuna di confrontarmi quotidianamente con il mercato e di entrare in contatto con realtà molto diverse in Italia e nel resto d’Europa.
    Posso aggiungere che nelle organizzazioni più virtuose comincia a delinearsi un percorso coerente di crescita del business dell’usato frutto della consapevolezza dei margini che processi correttamente strutturati e gestiti riescono ad assicurare. La possibilità offerta loro, anche in termini di servizio, da aziende ‘non captive’, di formulazione di proposte dedicate alle specifiche esigenze di business consentono a queste organizzazioni di riscoprire quella vena “imprenditoriale” che le case costruttrici hanno sempre più teso ad ovattare e a piegare a logiche squisitamente di volume.
    Le concessionarie oggi rappresentano delle organizzazioni non specializzate (quante volte i potenziali clienti sono molto più preparati dei venditori) che, nell’illusione di creare business, di fatto, operano come dei “porgitori” di beni (le auto) replicando dinamiche ed argomenti di vendita in modo molto superficiale. Paradossalmente la contrazione dei margini unitari ha determinato un contenimento dei costi proprio per quella voce che, in concessionaria, può realmente fare la differenza: il venditore.
    La standardizzazione dei processi di vendita e l’eccesso di offerta presente sul mercato del nuovo impone, quindi, a chi dell’auto vuole fare un business, di concentrarsi sull’usato facendo leva su competenze specifiche. La specificità e la qualità del veicolo usato impone, infatti, una prossimità fisica che il veicolo nuovo non richiede e giustifica la presenza di strutture fisiche di vendita.

  2. 2 Pietro Montagna ha detto:
    23 febbraio, 2011

    Ottimo Antonio, hai centrato il problema e soprattutto mi hai tolto argomenti per una mio prossimo post….;)

    In realtà volevo arrivare proprio là, dove i Dealers fanno finta di non sentire: la considerazione delle Risorse Umane.
    Tutti i Dealers che ho conosciuto mi hanno presentato l’azienda con impianti, investimenti e poi….avevano il venditore che li malediva perchè non li gratificava.
    Le aziende che stanno andando avanti, o hanno capito quello dicevi tu prima, oppure, e ce nè una gran parte, si sono creati dei mercati interni alla concessioanria per cui, al venditore, interessa quella posizione per fare tutto fuorchè il venditore; e, quasi sempre, con il tacito consenso dello stesso Titolare…..ma questa è un’altra storia di un prossimo post.

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