Rilancio Alfa Romeo: Un po di Ferrari nel futuro Biscione

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10712260254 d8b11f90b6 Rilancio Alfa Romeo: Un po di Ferrari nel futuro Biscione

Mentre i riflettori di tutto il Mondo sono puntati sulle novità del Salone Detroit in Italia ancora riecheggiano le parole di Sergio Marchionne e di John Elkann pronunciate durante la conferenza stampa riguardo il Gruppo, i risultati raggiunti e le prospettive per il futuro.

Difatti s’è discusso di fusione e di quotazione in Borsa, oltre che della “questione nuova sede”, da affrontare dopo naturalmente la completa acquisizione della Chrysler da parte di Fiat, che probabilmente sarà oltreoceano in quanto, aspettando l’atteso ed effettivo rilancio dell’Alfa Romeo, questa neonata Società avrà (ancora) uno spiccato accento inglese, com’è inevitabile che sia tra l’altro visto che i numeri ed i margini di profitto sono praticamente tutti a stelle e strisce.

Ma veniamo proprio alla questione rilancio-Alfa: tralasciando l’argomento vetture elettriche (per il quale gia da tempo l’AD italo-canadese si dichiara fortemente scettico) le più importanti novità in ambito tecnico riguarderanno l’introduzione di motori presi in prestito da nientepopodimenoché… Ferrari! E’ stato ribadito il fatto che il ritorno a certi livelli elitari passa senza dubbio per modelli, pianali ed architetture tipicamente Alfa e non derivati da Fiat, essendo il nome e la tradizione del Marchio una vera e propria garanzia in termini di grinta e sportività.

Tale strategia non è certo una novità: è sotto gli occhi di tutti infatti il successo dell’investimento su Maserati, passata da settemila a ben ventimila unità prodotte negli ultimi 2 anni, da quando cioè modelli come la nuova Quattroporte e Ghibli sono stati affiancati alla Granturismo, sfruttando il know how della Casa del Cavallino.

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Le unità in questione deriveranno quasi sicuramente dai V6 benzina (2979 cc, biturbo e ad iniezione diretta) disponibile oggi in due step di potenza, 330 CV (243 kW) e 410 CV (301 kW), e V6 diesel (2987 cc, con iniezione diretta Multijet) anch’esso con due differenti livelli di potenza, 250 CV (184 kW) e 275 CV (202 kW), prodotto dalla VM, forse leggermente depotenziati. Meno probabile l’adozione del 3.8 V8 Biturbo (3.798 cm³) da ben 530 CV (390 kW), mentre è praticamente certo l’utilizzo di un pianale appositamente progettato per la trazione posteriore o integrale.

Ora, sia chiaro, nessuno mette in discussione l’operato di Mr. Marchionne anche perchè di risultati dal 2003 ad oggi se ne sono visti tanti: l’ultimo in ordine di tempo è proprio la totale acquisizione di Chrysler. D’altronde, chi non condivide le sue strategie dovrà sopportare ancora un po: un’altra notizia è che Sergio Marchionne rimarrà AD della nuova Società almeno per i prossimi tre anni, quando forse, si sceglierà all’interno dello stesso Gruppo il suo successore. Ma pensiamo un po a quali potranno essere i risultati: davvero basteranno degli adattamenti dei V6 e V8 made-in-Maranello, a sollevare le sorti del Biscione? Si consideri poi che i modelli “popolari” (ovvero MiTo e Giulietta, nonchè l’imminente nuova Duetto) continueranno comunque ad utilizzare pianali e propulsori Fiat… Inoltre, non dimentichiamoci che le nuove Alfa non saranno certo le sole vetture premium in commercio: è questo un segmento in cui senza dubbio, la leadership appartiene alla Germania, decisamente un “osso duro”…

Ma quello che conta sarà il risultato e noi tutti naturalmente ci auguriamo che sia quanto più roseo possibile, anche perchè ne andrà del futuro di un Brand che ha scritto la storia dell’auto, in Italia e nel Mondo, nonché di migliaia di operai ancora in “bilico” riguardo il loro impiego negli stabilimenti.

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30 Commenti

  1. Emilio PERRI says:

    Complimenti Mariano “bel pezzo”!
    Ciò che ritengo vada sottolineato è l’improrogabilità dell’avvio della fase più concreta del “rilancio”.
    Sono anni ormai che gli appassionati implorano ed il mercato attende un ritorno ai fondamentali Alfa, la concorrenza intanto va avanti ed il potenziale enorme del mitico Marchio rimane insfruttato! :-(

    Mi ricorda un po’ la recente storia delle nuova 500, l’attuale. Alla fine però è arrivata ed è stato un successo. ;-)

    • Mariano Piccirillo says:

      Si, infatti l’intervento dovrà esserci e dovrà pure essere piuttosto repentino per non peggiorare ulteriormente la situazione: un Marchio glorioso quale è l’Alfa non merita di avere in gamma solo una (seppur valida) media ed una piccola, tralasciando la “fuoriserie” 4C… Forza Alfa!

  2. Giovanni Bravin says:

    La FIAT ha cambiato sede, e nel nuovo logo ha scelto FCA, nascondendo la “I” di Italia e “T” per Torino. Leggiamo che, probabilmente, le Alfa Romeo monteranno motori Ferrari. Con buona pace delle Quadrifiglio e delle Alfa Romeo avversarie delle Ferrari in F1. Quando ci saranno le sostituzioni dei richianmi lombardi e milanesi nelle Alfa Romeo, visto che già oggigiorno sono progettate e costruite lontano dalla Lombardia?

    • Mariano Piccirillo says:

      In effetti è innegabile che la “natura” del Marchio sia stata un po snaturata col tempo e che, se ci pensiamo bene, l’Alfa Romeo adotterà i motori di quella che un tempo era la sua più acerrima rivale… Penso però che questo sia il “minore dei mali” in quanto almeno si potrà di nuovo parlare sul serio di Alfa sportive e non di pseudo tali: mi auguro davvero che tale strategia risulti vincente, da appassionato di auto e soprattutto da appassionato Alfa!

      • Giovanni Bravin says:

        Attendo commenti dal sig. Maurizio Sala, e dal sig. Andrea Vecchi, (Alfaclubmilano), che spero molto salaci…

  3. gianfranco romagnoli says:

    Da Alfista dichiarato devo ammettere che l’adozione di motori Ferrari da una parte mi alletta, ma sa di deja vu.- Ricordo la Thema 32 che non fu esattamente un successo.- Ma perchè svilire il cavallino e ferrarizzare (che brutto neologismo !) l’Alfa Romeo? A Pratola Serra hanno dimostrato di saper fare i motori.- Superando la solita inerzia di Fiat, che per fare un nuovo modello ci mette 4 anni contro i sei mesi della Suzuki per fare la stessa vettura, sarebbe bello, credo, vedere finalmente un motore che ricalchi il vecchio bialbero e si presenti con, finalmente, performances adeguate (e magari senza il solito contatto falso che ti lascia a piedi…) ed il timbro inimitabile dei motori AR, quelli che hanno conquistato il mondo.-
    Sono convinto del potenziale di Fiat e della possibilità di competere fianco a fianco con i maggiori costruttori, anche alla luce del fatto che i tanto blasonati marchi tedeschi per far ‘cantare’ i loro motori sono dovuti comunque passare per Gratz.- BMW è nel tiro di Fiat, sia per potenza che per affidabilità.- La ricetta vincente potrebbe essere quella di buttar fuori la politica da FIat.- Ma forse il denaro pubblico fa ancora comodo?

  4. adelmo ricchetti says:

    Da Alfista storco il naso.Si dovevano progettare motori ad hoc ALFA ROMEO.Ma credo o…spero che sia quantomeno un idea che possa RIdare luce e gloria all ANONIMA LOMBARDA FABBRICA AUTOMOBILI. Speriamo!

    • Giovanni Bravin says:

      Inoltre, sull’emblema delle A.R. appaiono lo scudo biancocrociato ed il Biscione che si riferiscono a Milano e agli Sforza. Quindi sono estranei ai nuovi contesti di progettazione, costruzione ed altro….

    • @Adelmo, questo blog ha l’unica limitazione di mettere nome e cognome e mail vera.
      Ti prego attenerti alle regole, per cortesia.
      Non sono ammessi interventi di cui non si sanno generalità. Abbiamo l’ambizione di essere autorevoli e per farlo bisogna metterci nome, cognome e, nel caso anche la faccia.

  5. adelmo ricchetti says:

    Dottor Montagna mi scuso con tutti.Ero certo di avere messo tutti i dati compreso la e mail come stö facendo adesso.Per la foto non sö come fare.W l ALFA.

  6. Emanuele Vercesi says:

    Partire da un motore Ferrari significa vestirlo con telaio e carrozzeria allo stesso livello ed arrivare a costi tipo Maserati. Cioè a volumi bassi, tipici del settore lusso. Non sarebbe un grande rilancio. Se si mette solo il motore costoso su una base Fiat si ripete un esperimento di poco successo come la Thema Ferrari.
    Le Alfa Romeo, tranne che negli anni 30, non erano macchine di lusso. Erano vetture del segmento medio con un’ottima meccanica sportiveggiante. Anni fa non tutti i motori erano brillanti e Alfa era più avanti. Oggi qualunque motore può essere potente a sufficienza per una berlina sportiva.
    Quello che serve è azzeccare la carrozzeria, creare una vettura che abbia l’aspetto sportivo Alfa Romeo, e un buono studio fonetico dell’impianto di scarico, che era proprio il biglietto da visita delle Alfa Romeo.

    • Giovanni Bravin says:

      Caro Emanuele, condivido solo una parte! Lei salta dagli anni ’30 alla Lancia Thema motorizzata Ferrari.
      Ricordo la Fiat Dino, motorizzata Ferrari perché l’Ing. Enzo Ferrari aveva problemi di omologazione nella F2, ed assieme alla FIAT fecero un’auto un po’ ostica, ma molto bella. Quando l’Alfa Romeo era di proprietà IRI, produssero anche la Alfa Romeo Montreal, ma poi la crisi petrolifera del ’73 ci mise lo zampino. Ma ricordo anche la fretta di dotare la AR Giulia di un motore diesel. Vi montarono un Perkins, che trasformò completamente l’immagine Alfa Romeo, in peggio….

    • Mariano Piccirillo says:

      Gentile Emanuele, condivido con Lei il fatto che le Alfa non sono mai state auto di lusso nel senso più stretto del termine quanto piuttosto vetture sportive, competitive e dinamiche come nessun’altra. La nuova strategia evidentemente punta ad un “riposizionamento” della gamma Alfa verso l’alto, trasformandole così in vetture premium… Speriamo che, come dice Lei, almeno le nuove auto abbiano uno stile ed un “suono” degni del passato glorioso della Casa

  7. Lanfranco Albani says:

    La nuova “Duetto” (comunque verrà chiamata) sarà fatta su telaio Mazda MX-5 ND, il nuovo modello che verrà presentato a fine 2014 – inizio 2015. Non poteva essere fatta una scelta migliore. Sono il fortunato proprietario di 2 (due) MX-5, una NA 1.8 del 1996 e una NC 1.8 del 2007 e posso testimoniare l’eccellenza di queste due vetture la cui qualità è stata (inspeigabilmente) tenuta nascosta da Mazda. La vecchia NA è attualmente la mia auto da pista (17 anni, 180000 km e 50 ore di pista) ed il mio preparatore, molto conosciuto nel mondo del motorsport, inizialmente mi aveva preso in giro per il “giocattolo”, man mano che la smontava per le necessarie modifiche si è ricreduto, mostrandomi dei particolari e assemblati che hanno tutte le caratteristiche necessarie per ben figurare in un settore critico come le vetture da pista.

    • Mariano Piccirillo says:

      Gentile Lanfranco, condivido pienamente con Lei la profonda ammirazione verso la MX-5 (o per meglio dire Miata), che oltre ad essere stata sempre fedele a se stessa pur cambiando ogni volta per ogni salto generazionale è la spider più venduta di tutti i tempi… Forse non risulta chiaro nell’articolo ma comunque si intendeva dire che la nuova Duetto utilizzerà si il “glorioso” pianale Mazda, ma monterà, sempre secondo indiscrezioni, un’evoluzione del 1750 Tbi della Giulietta Quadrifoglio Verde, attualmente con 235 CV, sviluppato dal Gruppo Fiat originariamente per la 159

      • Lanfranco Albani says:

        Già l’attuale telaio NC (la 3° serie) può sopportare oltre 200cv, se assettato come si deve. Certo che diventa un’auto non più tanto per tutti, ma per essere onesti anche la “polmonica” NC 1.8, una volta assettata bene (anche se “stradale”) è fin troppo veloce per le nostre strede/traffico, tante volte mi sono ritrovato a velocità, per così dire, imbarazzanti con la necessità di rallentare e parecchio.

  8. Maurizio Miorini says:

    Buonasera a tutti, buonasera Lanfranco.

    Ho letto con interesse il suo articolo sul futuro (ed auspicato) rilancio della Marca del Biscione, anche se non posso evitare di provare una sensazione di “resistenza”, di “arroccamento sul fronte” relativamente ad alcune considerazioni da lei fatte in merito alle recenti dichiarazioni dei vertici FIAT (ora FCA).
    L’impressione cioè di un “già sentito”, di un passato che pare non voglia considerare l’enorme metamorfosi che il mondo dell’Auto ha subìto dal dopoguerra ad oggi.

    L’Alfa Romeo che si coglie nelle sue accorate parole, è un’entità che già non esisteva più alla fine degli anni ’70, periodo nel quale era già costretta d inseguire, seppur con qualche modello (“monopianale” e “monotelaio”) ancora valido, una concorrenza che si faceva sempre più forte ed era riuscita a cogliere le mutate esigenze del cliente.

    L’Alfa degli anni ’80 era quindi quella per “duri e puri”, che rinunciavano a tali cambiamenti in virtù di un modo di vivere la macchina legato ad un concetto che stava rapidamente evolvendosi: Non nascondiamoci dietro ai propulsori bialbero ed ai pur eccellenti TS e V6 per nascondere una realtà fatta di scarse finiture e poca attenzione ai bisogni dell’ acquirente; Le Alfa rimanevano “solo” delle “buone vetture” che, in un certo senso, “vivevano di rendita”, ma che già non potevano più reggere il confronto con le proposte della concorrenza.
    Tanto per fare un esempio, si dovette attendere il 1990 per vedere l’iniezione elettronica sul motore Boxer (propulsore che utilizzo ininterrottamente dal 1984), quando già una concorrente come la Golf la proponeva dal 1976.
    Certo, l’ Alfasud nacque da prerogative molto avanzate per l’epoca, ma poi sappiamo quale fu l’impatto in termini di immagine sui modelli della prima serie (posseggo anche una 1.5 ti del 1982).

    L’acquisizione da parte di FIAT, nonostante qualche buona prova di “vitalità”, che vide la nascita del boxer a 16 valvole (montato sulla mia 33 SportWagon Q4) e successivamente del v6 24v etctec, non diede i risultati sperati e proseguì tra (pochi) alti e (molti) bassi fino all’arrivo della gestione Marchionne.
    Nonostante le buone(per certi versi anche ottime) prerogative dei modelli di grande serie 147 e 156, l’ accordo con GM (siglato da Paolo Fresco e Paolo Cantarella) pose fine a quella momentanea ritrovata vitalità di stile e di contenuti che avevano avuto protagonisti come Walter Dè Silva ed Centro Stile da lui diretto.

    Non mi dilungo, ma il senso è che Marchionne, al suo arrivo, trovò il “vuoto” e non solo a livello di cassa.
    FIAT sarebbe sicuramente fallita, forse con buona pace degli alfisti che avevano sempre visto nell’acquisizione da parte del Lingotto la fine di “un certo modo di costruire un’Alfa Romeo”.

    Ma Alfa Romeo era già prima un malato che non si voleva curare con le “nuove medicine”.

    Marchionne arriva nel 2003 e, attenzione, si parla di “solo” 10 anni fa: Trova (oltre alla suddetta cassa) vuoti i cassetti dei progetti, impreparati i dirigenti ed “ammuffito” un ambiente che si muoveva ancora con le logiche sabaude del nonno di Gianni Agnelli.
    Incredibilmente, Alfa Romeo riusciva ad alimentare ancora fantasie presso i suoi appassionati, ma si trattava solo, appunto, di fantasie perchè di concreto non era rimasto più nulla.

    10 anni, non un secolo.

    Oggi, che sento parlare del possibile utilizzo di propulsori di derivazione Ferrari come del “tradimento” perpetrato ai danni dell’immagine del glorioso marchio milanese, faccio fatica a trovare una spiegazione razionale (ma anche passionale).
    Così come faccio fatica a comprendere le riserve sull’utilizzo di una piattaforma di derivazione Mazda per la prossima spider: A voi chiedo se avete mai guidato una MX-5 attuale (fantastica, tanto di cappello ai giapponesi) ed a voi chiedo che senso ha ancora di parlare di “esclusività”, quando AUDI (attualmente il competitor di riferimento nel settore “premium”) monta piattaforme condivise con SEAT e Skoda.
    Chi compra le vetture oggi, non sa nemmeno cosa c’è sotto il tappetino, figuriamoci più in profondità: Però è innegabile il fatto che la casa dei 4 anelli realizzi ottime vetture che vendono, mi sembra, anche parecchio: Ed è il Mercato che “detta legge”, non i proclami o la cosiddetta “storia”.

    L’unica “vera” Alfa Romeo degli ultimi 40 anni è la 4C: Telaio in carbonio esclusivo (non mi venite a parlare di “X-Bow”, per favore), propulsore “dedicato” (posto che NON E’ lo stesso della Giulietta QV, dato che ha il basamento in alluminio) e caratteristiche “storiche” del marchio: Leggerezza , motori compressi di piccola cubatura e grande attenzione alla riduzione delle masse.

    ….Ed ho trovato ancora alfisti che le hanno trovato difetti…

    Esorto quindi tutti ad un approccio più “razionale” e circostanziato alle problematiche legate al rilancio dell’ Alfa, che so già, in caso di successo, non sarà sicuramente accessibile alle mie tasche (rimaste, quelle sì, ai tempi delle Alfa storiche che amo, conservo ed utilizzo con tanta soddisfazione!).

    Lanfranco, nel chiudere il mio forse ridondante intervento, mi ricollego quindi alla sua frase finale (“un brand che ha scritto la storia dell’auto”), ricordando che, senza un presente “oggi” , inteso come vetture “al passo con i tempi”, non ci sarà mai un “passato” da ricordare nel futuro.

    Cordiali saluti e buona discussione

    • Maurizio Miorini says:

      Perdonate l’errore e non me ne voglia il buon Lanfranco: La lettera era rivolta a Mariano, l’autore dell’articolo (problemi dell’età che avanza!).

    • Mariano Piccirillo says:

      Gentile Maurizio, innanzitutto credo di parlare con un vero professionista del settore, da quanto leggo, oltre che profondo ammiratore, come me, della Casa di Arese e di questo non posso che rallegrarmi visto che trovo estremamente costruttivo confrontarmi con persone come Lei.
      Detto questo, è innegabile che questa non è stata ne la prima ne, credo, sarà l’ultima volta che i vertici Fiat (o FCA, che dir si voglia…) si sono pronunciati sui piani per un “rilancio Alfa”, così come, d’altronde, si parla ormai da molto, molto tempo di un “rilancio Lancia” (mi perdoni il gioco di parole!). Purtroppo la mia età mi costringe a “parlare per sentito dire” visto che non ho esperienze dirette con le VERE Alfa: il mio giudizio potrebbe essere quindi per certi versi forviante e “di parte” ed anche per questo, nell’articolo, cerco di essere quanto più imparziale possibile al fine di non influenzare, in generale, il lettore.
      Da una lettura in chiave puramente tecnica, forse l’ultima Alfa, pur se, come dice Lei, nemmeno tanto “milanese”, può essere considerata la 147, visto che utilizza(va) il telaio Tipo 2 serie 3, usato anche per la 156, e sospensioni a doppio quadrilatero alto deformabili nella parte anteriore (più un “semplice” MacPherson in quella posteriore), tanto da garantire il massimo in termini di comportamento stradale, offrendo una stabilità ed una tenuta di strada che al confronto le rivali sognavano: purtroppo però non sempre all’efficenza telaistica corrispondeva un’altrettanta efficenza motoristica… Ma questa è storia!
      La 4C è un vero e proprio gioiello: bassa, leggera, spartana, rigida ma soprattutto “macchina” e di sicuro, almeno a livello di immagine, darà i suoi frutti.
      Concordo assolutamente con Lei nel dire che un rilancio effettivo non può prescindere da un ammodernamento della tecnica e che quindi per essere commemorato nel futuro per i risultati di oggi il Biscione ha bisogno si di auto, ma di quelle con la “A” maiuscola!
      Ma il mercato è mercato e se lo sfruttamento massimo delle tecnologie del Gruppo unitamente all’agevolazione, in questa maniera, delle economie di scala necessita il “prestito” di motori Ferrari (che, a rigore, non sono proprio “malaccio”…) allora ben vengano: di sicuro, almeno credo, l’esclusività di entrambe le Case non subirà danni!
      PS semplice curiosità, può dirmi quali modelli Alfa del passato ha nel garage?!?
      Cordiali saluti,
      Mariano.

      • Maurizio Miorini says:

        Rispondo telegraficamente alla sua ultima richiesta:

        Alfetta GTV 2.0 1982
        Alfasud 1.5 ti 1982
        Alfa 33 SportWagon Q4. 1992

        Ovviamente in perfetto stato di conservazione ed efficienza.
        La 33, insieme alla mia moto (una Honda CX 500 del 1980), sono utilizzati quotidianamente.

    • Giovanni Bravin says:

      Sig. Miorini condivido con Lei, soprattutto a non voler paragonare due auto con telaio in carbonio. La KTM x-bow è nata per le piste, tanto è vero che ne hanno fatto un campionato ad hoc. Tuttavia l’hanno omologata e targata nella versione stradale per venderne maggiormente. Non monta alcun servofreno, servosterzo, e l’unica concesione all’elettronica l’hanno fatta sulla trazione.

      • Maurizio Miorini says:

        Sig. Bravin, come dovrei rispondere a questa sua eccezione?

        A me non mi risulta che la 4C non monti l’ESP (a differenza della KTM), che sia faticosa da guidare o che non freni a sufficienza, posto che, la maggior parte del popolo “alfista”, chiede da tempo proprio una vettura non “filtrata” dall’elettronica (che, d’altra parte, sarebbe anche arcaico ipotizzare di non considerare, nel 2014)

        Però non vorrei addentrarmi in discorsi troppo “passionali”, che snaturerebbero la filosofia del sito: Se si rimane nell’ambito della razionalità (per quanto “passionale), sarò ben felice di leggere e replicare.

        • Maurizio Miorini says:

          Scusate l’errore nell’espressione “a me non mi risulta”. ;-)

        • Giovanni Bravin says:

          Sig. Miorini, integrazione d’obbligo: non telaio ma “scocca” in carbonio. La AR 4C, ha tutte le cose che NON ha la KTM, perché la X-bow è nata per la pista, mentre la 4C è nata per la strada. Ovviamente le due destinazioni d’uso sono intercambiabili con tutti i pro e contro che ne derivano.

  9. maurizio sala says:

    Su sollecitazione del Signor Bravin (che saluto con simpatia) mi permetto di fare un intervento su questo interessante tema.

    Come ci ha raccontato Andrea Vecchi in un triste post dedicato alla chiusura del Museo Storico dell’Alfa Romeo: “nel 2009 ad Arese sono stati chiusi gli ultimi reparti ancora attivi, la Progettazione, la Meccanica (dove erano pronti 2 motori V6 in alluminio con potenze da 320 a 550 cv) e il Centro Stile Alfa Romeo, tutte eccellenze indispensabili per poter progettare delle nuove Alfa Romeo. Tutto ciò che verrà non sarà mai più Alfa Romeo.”

    http://www.automotivespace.it/save-our-heaven-appello-a-tutti-gli-alfisti-del-mondo/

    Poche ore fa, mentre a Ginevra i vertici di FCA presentavano la spider che dovrebbe rilanciare il marchio Alfa Romeo – la cui produzione inizierà fra 2 anni negli stabilimenti Maserati che a regime ne realizzerà 2 al giorno + una decina di 4C coupè – FCA ha prorogato di altri 12 mesi la cassa integrazione di 1.200 operai a Pomigliano.

    Non credo servano altre parole.

    Una divagazione… a Ginevra il Dottor Marchionne ha anche detto: “sono sei anni che sto cercando di riaprire il Museo Alfa di Arese. Sono stato bloccato da tutti i sistemi sia a livello locale che a livello nazionale. Non possiamo nemmeno entrare o utilizzarlo perché è considerato un sito protetto.”

    Questa è una menzogna: la chiusura del Museo Storico Alfa Romeo è stata decisa proprio dal Dottor Marchionne per ripicca dopo che il Ministero dei Beni Culturali – a seguito di una mozione pluripartisan di Comuni, Regione, Provincia ed appassionati – 3 anni fa lo aveva posto sotto vincolo per bloccare la svendita delle preziose auto della collezione cedute a lobbisti ed amici, come quelle della collezione Lancia ora smembrata.

    • Giovanni Bravin says:

      Gentile sig. Sala, grazie per le Sue delucidazioni. Pinocchio è un’apprendista se paragonato al Dott. Marchionne abituato a calcare scene internazionali e a dire bugie a secondo dove si trova in quel momento. Prendiamo atto, molto tristemente, che attualmente la produzione Alfa Romeo è circoscritta a TRE modelli, Giulietta, MiTo e 4c!

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