Intervista a Jacques Bousquet Presidente di Renault Italia – 1^ Parte
Data dell’intervista: 21 Gennaio 2013
Profilo Professionale: Jacques Bousquet, si è laureato presso l’EDHEC Business School di Lille e si è specializzato in Business Management presso l’University of Michigan di Detroit, la Duke University in North Carolina e l’INSEAD a Fontainebleau. Dal 1982 al 1998 ha ricoperto incarichi di crescente responsabilità in Ford. Dal 1999 al 2002 in Fiat Auto, e successivamente in DaimlerChrysler France in qualità di Managing Director per poi ricoprire il ruolo di CEO di Chrysler Europe dal 2006 al 2008. Da gennaio 2009 è Presidente Direttore Generale di Renault Italia.
Dal giugno 2011 Jacques Bousquet è anche Presidente di UNRAE.
La parte più difficile dell’intervista é questa: trovare un “cappello” per introdurre le parole del dott. Bousquet!
Potrei iniziare parlando della completezza e dell’efficacia delle sue risposte. Del non aver “glissato” le domande più scabrose, di aver evitato ogni forma di “autocelebrazione” personale o del Marchio …di “guardare oltre”. Caratteristiche che, obiettivamente, raramente abbiamo riscontrato nel panorama generale del management automotive. La migliore soluzione è lasciare ad ognuno di valutarne il “contenuto”.
La grande crisi mondiale che sta particolarmente affliggendo il mondo dell’automotive, a dire di alcuni addetti ai lavori, è peggiore di quella dei primi del 1900. Nella sua Vision personale lei si è fatto una idea di come riuscire a ribaltare in opportunità questo periodo negativo?
In effetti, se ci limitassimo a leggere il puro dato complessivo del mercato automobilistico mondiale, ci verrebbe da pensare che non sia affatto in crisi, visto che nel 2012 le immatricolazioni di automobili e veicoli commerciali sono cresciute di oltre il 5%, avvicinandosi agli 80 milioni di unità.
La realtà è che oggi il mercato automobilistico si trova di fronte a due contesti molto diversi fra di loro: da una parte, l’Europa, un mercato che soffre in modo, direi, piuttosto generalizzato, vittima di una crisi economica per la quale ciascun paese è ancora alla ricerca della ricetta giusta per combatterla e ridare slancio a tutti i consumi, ivi compreso l’acquisto dell’auto, penalizzata anche da forti tassazioni e dal caro carburante; dall’altra parte, il resto del mondo, dove, pur in una fase di crisi, l’automobile trova ancora i suoi margini di crescita, ancor più evidenti in paesi in pieno sviluppo economico ed industriale, paesi come l’India, la Cina, il Brasile, la Russia.
In questa diversità c’è già buona parte della risposta alla sua domanda.
Cosa intende?
Una visione internazionale permette oggi ad un costruttore automobilistico di sopperire alle momentanee o perduranti crisi di alcuni mercati, sfruttando le potenzialità degli altri e ridefinendo un nuovo equilibrio industriale e commerciale al proprio interno. Il Gruppo Renault oggi vende oltre il 50% dei suoi veicoli al di fuori dell’Europa e cresce in tutte le aree geografiche ad eccezione del vecchio continente. Ma al di là delle strategie di internazionalizzazione, direi che esistono altre due strade per trarre opportunità da un periodo di stagnazione economica.
La prima consiste nel cogliere l’evoluzione degli stili di consumo. Renault lo ha fatto con il marchio Dacia, uno dei pochi marchi che prosegue la sua crescita anche in Europa ed in Italia, un brand che ha inventato una nuova modalità di consumo automobilistico e rivoluzionato i codici tradizionali: la filosofia del low-cost applicata al mondo dell’auto, un acquisto intelligente dell’auto, che privilegi semplicità ed economicità, senza alcuna rinuncia però in fatto di design, qualità e performance, come dimostrano modelli di successo come Duster o Sandero.
E la seconda arma?
La seconda arma è l’innovazione, che non va mai interrotta, ancor più nei momenti di crisi, perché è quella che ti garantisce la speranza di un futuro migliore. Innovazione nel design (la rivoluzione del design Renault si esprime oggi nello stile seducente della nuova Clio, e presto in alcuni altri modelli che lanceremo nel corso dell’anno, come Captur), e innovazione nella tecnologia delle motorizzazioni, la cui evoluzione non può più prescindere dal rispetto dell’ambiente. Su questo punto, l’attenzione di Renault da alcuni anni sta procedendo in parallelo su due fronti: la riduzione delle emissioni inquinanti e dei consumi delle alimentazioni tradizionali mediante la gamma di propulsori Energy, frutto della nostra esperienza in F1, e lo sviluppo su larga scala dei veicoli elettrici, con una gamma completa di modelli a zero emissioni (la gamma Renault Z.E.), che è oggi leader in Europa e in Italia.
La quota di mercato delle auto elettriche in Italia, ad ottobre 2012 è dello 0,04%.
Siete ancora convinti che sia il momento giusto, con il prodotto giusto, per investire nella produzione e non nella sola ricerca? Quando prevedete un BEP?
È il momento giusto per diversi motivi: la crisi economica chiede soluzioni per sviluppare nuovi settori (e quello energetico ha un grande potenziale), il costo del petrolio e le ipotesi circa il suo progressivo esaurimento ci deve spingere a riflettere a fonti alternative, e, soprattutto, il ruolo dei trasporti sull’inquinamento atmosferico ci impone di pensare ad una mobilità più eco-compatibile e responsabile. E sotto questo profilo, i veicoli 100% elettrici sono la soluzione tecnologica più pulita e più efficace, con zero emissioni in fase di utilizzo.
È evidente che ogni nuova tecnologia necessita di un tempo di introduzione e di sviluppo, a maggior ragione se, come in questo caso, essa comporta la necessità di creare un’infrastruttura di ricarica sul territorio. A mio avviso, quindi, non dovrebbe deludere l’attuale mix che le auto elettriche registrano oggi sul mercato (fra l’altro la % da lei citata non include i quadricicli elettrici, mercato che ha visto un boom con il lancio di Renault Twizy, venduta nel 2012 in circa 1.600 esemplari). In ogni caso, quando alcuni decenni orsono fu introdotto il diesel, le percentuali erano del tutto simili. Ed oggi il diesel è leader del mercato. Non dimentichiamo anche che l’offerta prodotto è ancora limitata a pochi modelli di pochi costruttori, e che si arricchirà molto nel periodo 2012-2014.
Una vera e propria rivoluzione automobilistica, quale quella dei veicoli elettrici, né è concepita per un ritorno economico a breve termine, né la si giudica dai numeri che registra nei primi tempi, ma dal trend e dall’apprezzamento. Oggi molte indagini ci dicono che il 75% degli italiani sarebbe propenso a valutare l’acquisto di un’auto elettrica. A noi tutti (e in questo tutti includo case automobilistiche, istituzioni, amministrazioni locali, società energetiche, operatori dei trasporti), quindi, di dar valore a questo entusiasmo, lavorando insieme per rendere possibile una progressiva diffusione dell’auto elettrica.
…la seconda parte sull’elettrico e non solo!









25 gennaio, 2013