Sistema dealer obsolescente e nuova Federauto
Le prime parole di Federauto nel Gennaio del 2012 sono un lamentoso comunicato stampa con cui si adducono al nuovo Governo, alle nuove accise o al rincaro dei pedaggi autostradali il crollo delle vendite di auto e veicoli commerciali nel nostro Paese.
Perbacco: pensavo che il mercato fosse stato condizionato dalla crescente disoccupazione, dalla crisi delle imprese o dall’inaudita stretta creditizia – che hanno impattato negativamente sul clima di fiducia ISAE - e non da qualche petardo di fine anno.
A mio parere – come da tempo segnala il Direttore di InterAutoNews o si discute nell’Anticrisi Day – la colpa è da cercare in un sistema che è invecchiato e che non vuole rendersi conto di esserlo. E mentre l’obsolescente distribuzione di auto in Italia continua a perdere miliardi di fatturato e centinaia di imprenditori , qualcuno all’estero – ma ci sono eccezioni anche da noi - sta sperimentando qualcosa di nuovo per rendere il mondo dei dealer più attraente e per tornare a fare profitti.
Così nascono innovazioni in Asia, nella vicina Germania, negli USA in Brasile o in Francia, persino in India: Car sharing, MU di PSA, F-Marketing, temporary show-room, internet kiosk, mobility roaming, vendite on-line, SFA, Social Media, mobile sales vans, housewives saleswomen e tanto altro. Incluso l’as-so-cia-zio-ni-smo!
Associazionismo? Fiorenzo Magni - quando eravamo entrambi Concessionari Opel – mi portò con se al seguito del Giro di Italia dove incontrammo Martini, Moser, Torriani, Merckx, Gimondi e tante altre grandi Persone. Nello sport risiedono alcuni fra i Valori più alti per l’Uomo: rispetto, lealtà, sacrificio, spirito di gruppo. Magni da Presidente dell’Associazione Atleti Azzurri d’Italia e da ex Presidente dei Concessionari Opel mi ha sempre spinto a credere nell’associazionismo: “nella vita non ti regala niente nessuno, devi lottare tutti i giorni e cercare di migliorare; l’importante è non vergognarsi delle proprie idee ma rispettare quelle degli altri”.
In Italia è difficile vivere la vita associativa, campanilismi, correnti, ognuno ha le proprie idee e vuole dar loro voce, a volte senza rispettare quelle altrui.
Figurarsi fra i concessionari auto! Ove il ‘peggior nemico’ non è colui che indossa l’uniforme di un altro colore, ma è chi opera sotto la stessa bandiera a pochi chilometri da te, veste la tua stessa casacca e rappresenta il tuo stesso marchio! Se poi è un innovatore, allora scattano invidie e menzogne.
Così, mentre nel mondo Marchionne, Mulally, Varin, Bill Clinton, George Bush e Ratan Tata partecipano a convention organizzate da prestigiose Associazioni di Concessionari e provano a condividerne le problematiche contribuendo a reinventarne l’obsolescente sistema promuovedo innovazioni, in Italia ci si lamenta.
Al Motor Show - nel corso dell’assise della Federazione che raggruppa, tutela, indirizza i Concessionari di Auto e Truck – mentre il relatore illustrava le tappe della crisi, raffigurando banche e concessionarie come un instabile tavolino a tre gambe e spiegava che “Capitale investito è uguale a Banche+Azionisti”, a decine gli Imprenditori presenti si sono alzati ed hanno abbandonato la sala. Alcuni commenti raccolti a caldo fra gli intervenuti:
“Il messaggio che io leggo fra le righe è che Federauto voglia dire ai suoi associati dovete imparare le basi dell’imprenditoria”.
“Ciò conferma la mia convinzione che a capo di strutture che fatturano milioni di euro ci siano solo degli pseudo-imprenditori che se non fosse per il supporto che le case gli danno in termini gestionali chiuderebbero il giorno dopo”.
“Bene, finalmente si riparte dall’ABC: ho decine di colleghi e concorrenti che dovrebbero tornare sui banchi di scuola per come gestiscono le loro concessionarie”.
“Ma se mancano le basi agli stessi concessionari, come possiamo pretendere che nei punti vendita si possano trovare professionalità e Customer Service?”
“Mi sono sentito umiliato. La mia categoria, benché vi siano casi isolati di cattiva imprenditoria, non si rispecchia nei contenuti di questo seminario”.

Competenze messe in dubbio? Come può essere credibile un comparto se la stessa Federazione che lo rappresenta ritiene che ci siano imprenditori che ancora non conoscono gli elementi che sono le fondamenta su cui si costruisce qualsiasi azienda?
Hanno inoltre perplesso più di un concessionario le crude immagini del filmetto-parodia con cui si è mostrato ai dealer non come fare business o innovazione, ma come può essere veloce il passaggio – metaforico – dalla malattia al camposanto. Del resto già nel 2010 la rinnovata Federauto si era presentata al mondo con l’anacronistica parodia del venditore di camice un video davvero frustrante, seppur nel suo realistico cinismo.
Causa di altri non pochi malumori è stata la decisione di distribuire il nuovo organo ufficiale della Federazione (di TUTTI i dealer italiani) con un’immagine di copertina ‘schierata’ e mal interpretata da più di qualche associato. Anche se con coraggio – riprendendo ciò che altri nel mondo fanno da anni - Il Presidente ha deciso di far suonare l’Inno Nazionale prima dell’inizio dei lavori. Grazie!
Scambio di opinioni, vince chi tutela i Clienti! A ben vedere – nonostante le positive attività imbastite e la rinnovata comunicazione - la neonata Federazione aveva già inciampato in qualche ostacolo come la battaglia combattuta per la difesa di alcuni imprenditori ‘indifendibili’ dopo che Quattroruote aveva bocciato il modo ‘allegro’ di fare business di qualche Dealer di serie C.

Chi si ricordava di AICPA? C’era bisogno – nel questionario inviato ai partecipanti – di guardarsi alle spalle proponendo un inelegante confronto con la vecchia Federaicpa, della quale credo vi siano comunque positive eredità da non disperdere, anzicchè approfittarne per raccogliere dati, informazioni, suggerimenti e spunti operativi utili per elaborare strategie e best-practices con cui affrontare i prossimi difficilissimi anni?
Cose positive ha sviluppato Federauto. Molte ne restano ancora da fare; sono sicuro che – in un mondo automotive ultra-globalizzato – sarebbe anche utile guardarsi attorno con curiosità e fare un giretto per le convention dei colleghi concessionari all’estero, senza delegare ad altre aziende della filiera o ad associazioni consortili la rappresentanza dei Dealer Italiani nel mondo.
In Brasile ed in India, ai Congressi di Fenabrave e FADA, ho ascoltato il Presidente della NADA Stephen Wade dire: “una forte associazione dei dealer significa un maggior valore per le concessionarie stesse”. E’ vero! Dopo essere transitati attraverso la bancarotta di Chrysler e GM ed il crollo delle vendite negli US – grazie alla loro associazione – i dealer americani nel 2011 sono tornati a guadagnare molto bene! Che ne dite, ha ragione il Presidente di NADA?
Ah, nell’elenco delle 700 Associazioni dell’automotive mondiale distribuito dalla prestigiosa WTDA, non c’è traccia dell’Italia.
To-be-continued…












11 gennaio, 2012
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