Mike Robinson: intervista ad un designer poliedrico (3^ parte)

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Terza ed ultima parte dell’intervista a Mike Robinson, designer americano di adozione italiana, Brand Manager and Chief Designer in Bertone. La prima parte la trovate qua mentre questa è la seconda.

Da qualche tempo sei responsabile anche del transportation design. Pensi che questo settore possa migliorare, cambiare in maniera sostanziale nel breve? Quali sono i tuoi suggerimenti?
Assumere la responsabilità del mondo dei transportation design è una sfida affascinante. Io ho sempre lavorato su molte tipologie di progetti: automobili, camion, yacht, ecc.
Ho persino fatto un progetto per un treno Maglev per la mia tesi all’Università secoli fa.

Ciò che sta cambiando questo mestiere è una graduale traslazione dal mondo del design di oggetti al design di esperienza. L’experiential Design è tutt’ora visto nel settore del car design come una minaccia anziché una salvezza, mentre nel settore del train design è molto meglio accettato. Basta pensare che oggi ci sono ben quattro classi di biglietti per viaggiare sui treni veloci moderni. Quattro esperienze molto differenti fra di loro, anche per giustificare la differenza dei quattro prezzi.

Il nemico del treno non è tanto l’automobile quanto l’aereo, visto che i tempi d’arrivo incominciano ad avvicinarsi. Gli aeroporti hanno i VIP lounges, i dutyfree, i centro commerciali, in generale un ambiente raffinato e moderno.
Tante stazioni dei treni invece sono l’esatto opposto: vecchie, sporche, disorganizzate, ecc. Questo è Experiential Design. Ho viaggiato in un treno veloce dalla Stazione Beijing Sud (nuova stazione realizzata per gli Olimpiadi). Sembra un aeroporto, con partenza al primo piano ed arrivi sotto. Il check-in elettronico porta direttamente al treno che si dispone con il pavimento perfettamente a filo con il pavimento lucido della stazione. Partenza alle 12.00 spaccate, un viaggio silenzioso a 300km/h con l’arrivo alle 13:00 spaccate.

L’Italia ha moltissimo da imparare dalla ferrovia dello stato cinese. Vedo l’opportunità di poter fare tanti progetti “crossover” fra train design e car design, esportando i pregi di entrambi.

Ti circondi sempre di giovanissimi designer che sognano un giorno di poter diventare come te. Cosa fai per la loro crescita professionale? 
I giovanissimi designer nel mio team sono selezionati con molto cura. Io credo che il miglior modo per farli crescere, augurando a tutti di poter raggiungere un ruolo di responsabilità come il mio un giorno, è di farli lavorare, tanto. Pretendo molto da loro, perché so che hanno grandi capacità e grandi potenzialità.
Questo presupposto già li mette in una luce positiva, ma non basta.

Come menzionavo poc’anzi, i creativi non possono essere legati ad una scrivania ed obbligati a produrre. Devono essere motivati a generare risultati, e perche sono designers (capricciosi, insicuri, esplosivi), e perché sono umani (soggetti a stimoli positivi e negativi, dentro e fuori dal lavoro).  La cosa che più apprezzavo quando ero un giovane designer era l’autonomia legato alla responsabilità. Questa combinazione produce errori sicuramente, data l’inesperienza dei giovani, ma se sono monitorati e presi in tempi rapidi, possono essere trasformati in “lessons learned” accelerando l’apprendimento di ciascuno di loro.

So che non viviamo in un mondo perfetto, e che potrei fare molto di più per loro, ma mi servirebbero un paio di cloni e diverse ore in più ogni giorno. Credo che la qualità più importante di un capo sia la lealtà, la correttezza nei confronti dei propri collaboratori. Loro sanno se sei giusto con loro o no. Li difendo pubblicamente a spada tratta. In ufficio, il rispetto reciproco vale molto di più dell’amicizia. Fuori possiamo anche essere amici, ma dentro dobbiamo contare l’uno sull’altro, giorno dopo giorno.

 

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Esiste uno star system nel mondo di design in generale, e soprattutto nel mondo del car design.Chi non vorrebbe avere la notorietà di un Walter Da Silva o un J. Mays.

Sono personaggi ammirati da tutti i designer, nelle scuole di design e nei Centri Stili del mondo.
Ovviamente ci sono pochi posti a  questi livelli e spesso chi è diventato una star del car design lo ha fatto perché possiede un’intelligenza fuori dal comune.
La fortuna centra molto poco con questi giganti. Consiglio ai miei collaboratori di concentrarsi su ”essere” e non su ”apparire”.

Troppi giovani vogliono bruciare le tappe per diventare una star subito, per avere fama e fortuna. Beh, nel car design, ci sono molti più “unsung heros” (gli eroi dietro le quinte, senza nomi) che  superstar ricche. Se fai bene il tuo mestiere buone cose verranno a te.
Se cerchi di fingere di essere un super designer, il tuo “regno” (ammesso che si sia riusciti ad averne uno) durerà molto poco.
Quanti designers ho visto salire rapidamente per poi cadere duramente! Muoversi dalle stalle alle stelle è molto piacevole. Il contrario molto meno. Ho provato personalmente entrambi quindi conosco bene cosa significa avere fan che ti fermano per strada chiedendo un autografo, e poi essere ignorati nei momenti di disgrazia.

È molto meglio avere partecipato attivamente a tanti progetti di successo (e in termini di design e in termini di vendita, che spesso sono legati fra loro), con o senza la fama mondiale, che avere migliaia di amici su Facebook. Fra 50 o 100 anni ricorderanno il primo gruppo e non certo il secondo.

 

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2 Commenti

  1. diego saccoman says:

    Santo subito!
    solo una perplessita’ : se viene contraddetto come reagisce?
    .ds.

  2. Non pensavo che un’intervista (sebbene divisa in tre parti) fosse così motivante e prospettica.
    Mi ha fatto venir voglia di essere un Design…mi ha dato una serenità d’animo sul nostro futuro, qualcuno che ha una visione, mantenendo i piedi a terra….merce rara di questi tempi!

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