Le associazioni di categoria? Una rovina per l’automotive!

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2859402535 021ba4d1ea Le associazioni di categoria? Una rovina per lautomotive!

Previsioni…mi sono formato sulle analisi quantitative e qualitative che avevano modelli di previsioni basati su due elementi:

  1. La ripetitività dei cicli economici;
  2. Le Politiche Economiche avevano influenze nazionali, al massimo regionali, a volte continentali…mai globali.

Ma…il mondo è cambiato!
Ce lo stanno ripetendo tutti e dappertutto.

Però proprio quelli che ce lo ripetono fino allo sfinimento, sono gli stessi del mondo “precedente” che continuano a predicare bene e razzolare male; dividendosi tra il solito convegno autocelebrativo, dove non possono essere fatte domande “scomode”, e lo studio pilotato, secondo il volere del committente.

Partendo da questa riflessione, vorrei affrontare un aspetto che mi sta molto a cuore legato alla responsabilità DIRETTA che hanno le varie associazioni di categorie (UNRAE, Federauto, Anfia, Ania….e forse qualcun’altra) in merito ai NON risultati raggiunti in questi anni; altrimenti detti fallimenti!

L’ultimo dei fallimenti è il tavolo aperto al MISE, che trova il tempo che trova, e che non ha prodotto nulla…se non il compenso, e la medaglia, per chi partecipa a queste riunioni!

A questo punto, la conclusione è semplice!
Prendiamo atto che le associazioni che rappresentano (ma lo rappresentano davvero???) il 12% del PIL sono insignificanti come lobby.

E quindi… qualcuno si goda la pensione (o il prepensionamento), sia per raggiunti limiti d’età sia perché qualche responsabilità l’avrà pure avuta in questi ultimi 10 anni occupando sempre posti con pochi risultati….no, scusate, un risultato c’è stato; i 65 Milioni (divenuti poi molto di meno e peggio usati) che l’ultimo governo Berlusconi regalò alla diffusione delle energie alternative (in UNRAE c’era BOUSQUET)

Il punto centrale, a mio modesto avviso, è che questo lobbyismo, inutile perché solo fine a se stesso, con l’arroccarsi sulle proprie posizioni di rendita toglie il respiro alle poche energie positive di questo settore…soffocandole irrimediabilmente.

Fateci caso, queste associazioni chiedono sempre, ma sul piatto della bilancia non offrono nulla se non il solito giro di parole…e perché?
Perché gli attori sono tutti “vecchi” del mestiere che pensano ancora con schemi da vecchio potere in un mondo cambiato…ma per gli altri, non per loro.

Come se ne esce?

1) Cambiando gli attori.
Basta persone vecchie (in testa) largo a persone che hanno principi e moralità da vendere. Ma soprattutto mestiere.
Non possiamo, da anni, sentirci fare la lezione da chi è stato partecipe a fallimenti e/o disastri; non ha credibilità alcuna!

2) Smetterla di pensare “stiamo a vedere che succede”.
Basta borbottare nelle segrete stanze e in pubblico osannare il Re di turno. Siate/siamo consci del ruolo che abbiamo e alziamo la voce.
Alla prossima assise/convention, invece di schernire in silenzio l’oratore, alzatevi e contestatelo pubblicamente. Ricordategli i suoi “successi”…se non ora, in piena guerra, quando avremo la possibilità di bonificare questo settore?

Queste due mosse, contestualmente a pochi e ben individuati tavoli può essere il volano per iniziare a fidarsi a vicenda, vero problema del nostro settore (ma il lupo non perde mai il vizio…ricordatevelo)!

Quali questi tavoli?…Beh, c’è l’imbarazzo della scelta!

A) L’usato.
I clienti, quasi il 60%, preferiscono un privato a un concessionario!
Di fronte a ciò vogliamo guardarci in faccia e creare un disciplinare che tuteli il cliente?
Le compagnie telefoniche, i supermercati tutelano i clienti informandoli sulla disciplina vigente sul bene…e i venditori di auto NO!

B) Le revisioni.
La ricezione della normativa europea in materia tarda ad arrivare, e con essa una rimodulazione dei Centri di Revisione. L’unica cosa che si è sentita in materia è… chiedere un aumento dei margini per quest’ultimi!

C) Lobbying virtuose.
Creare delle sinergie stabili che possano in modo continuativo, e alla luce del sole, esser un punto di riferimento per/con le Istituzioni e le Fondazioni che si interessino di Codice del Consumo, Sicurezza stradale, aspetti ambientali e settori affini.

6120362420 78ca913664 n Le associazioni di categoria? Una rovina per lautomotive!

BASTA andare con il cappello in mano…e dichiarare che l’1% di IVA può essere il tracollo per il sistema…quando poi ci si accontenta di perdere il 60% dell’usato per tutelare (perché alla fine questo è!) pratiche spesso oltre la legalità.

Andate dal Governo con proposte concrete e frutto di azioni che ottimizzano la categoria, e chiedendo strumenti perché essi siano ancora più efficaci…no a chiedere l’elemosina.
Ci sono migliaia di persone che non si meritano l’elemosina ma rispetto, attenzione, legalità e continuità nel lavoro.

Ma ho la vaga impressione che queste associazioni siano come i Sindacati dei lavoratori… esistono solo per se stesse!

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11 Commenti

  1. diego saccoman says:

    Mi e’ venuto subito in mente quando a dicembre i rappresentanti di federauto sono andati a portare le loro richieste al sottosegretario ai trasporti : Capezzone.
    Quando non si vuole cambiare niente, basta fare cose inutili o farle troppo tardi, al solo fine di salvare le apparenze. Ho ormai il convincimento che a troppi vada bene che le cose rimangano come sono, fingendo una realta’ strappalacrime che pero’ non e’ comune a tutti, giocare coi numeri di pil e di bilancio che non descrivono un bel niente, flussi di denaro che non devono comparire ma che se non esistessero, col cavolo che il settore rappresenterebbe il 12 % del pil nazionale.
    Ma io vivo nella quotidianita’ del settore, non nelle pagine di un bilancio inattendibile.
    A forza di raccontare bugie qualcuno ha finito col crederci, c’e’ talmente tanta confusione che nessuno sa piu’ dove stia la redditivita’ del settore.
    Mi viene in mente un ultima cosa : ma possibile che in tutta europa il piano dei conti di un’azienda vengano stabiliti dallo stato ed in Italia siano discrezionalita’ della singola azienda? E poi che conti si vogliono esaminare se il bilancio e’ il primo strumento di irrilevanza ai fini statistici?
    Ma chi dice che la redditivita’ e’ bassa, fa il rapporto fatturato/ utili? e che senso avrebbe in un settore che dovrebbe essere gestito in partita doppia? ma chiaro che non si puo’ fare, perche’ l’inventario bisogna inventarlo, le passivita’ dichiararle tutte. Diceva uno, qualche anno fa : dove c’e’ verita’ non c’e’ divisione.
    L’associazionismo, vien dopo.

  2. Raffaele Caracciolo says:

    Pietro per chi vuole il disciplinare c’è e si chiama norma UNC DOC 01. Si sta diffondendo, con tutte le difficoltà e resistenze all’innovazione proprie di questo mondo letargico, ma si sta cominciando a vederne gli effetti.

  3. @Diego: Quella di Capezzone, la dice lunga….aggiungi la foto con Zaia e l’inno d’Italia e siamo a posto….anzi no, mettici pure il libretto autosponsorizzato delle cose fatte!

    @Raffaele: non intendevo quel tipo di disciplinare. Per uscire dalla palude bisogna volare alto e senza nessun laccio. Quello è un lavoro di parte e può essere anche non condiviso…..non lo chiamerei un disciplinare di un’associazione di categoria.

  4. diego saccoman says:

    Ma mettiamoci anche le tavole della legge, ma poi chi le fa rispettare? il timore di Dio?

  5. Ernesto Belotti says:

    In merito alle associazioni di categoria che riguardano i concessionari, le case automobilistiche ed i salonisti non voglio entrarci perché non le seguo e comunque per la mia attività riguardano un ramo marginale.
    Quando invece si parla di revisioni auto, ritengo che il parere espresso sia quantomeno superficiale, se le associazioni di categoria non fossero intervenute a livello europeo, ora ci troveremmo tutte le attività di revisione consegnate nelle mani degli enti di certificazione con buona pace dei tedeschi e dei loro interessi.

    • @Ernesto grazie del tuo intervento.

      Superficiale a chi e per cosa?
      Le associazioni di categoria sono intervenute salvando l’italianità degli enti di certificazione?
      Ma tu sei sicuro che per il bene del Paese questo sia una cosa positiva? Ma sai la situazione Revisione in Italia oppure leggi solo i bollettini?….

      No perchè qua abbiamo fior fiori di imprenditori che dopo aver aperte linee di revisioni per ogni brand che rappresentavano non le hanno mai potute utilizzare perchè c’era il vicino che le faceva “a vista”.

      Vogliamo parlare dei catorci che circolano in giro che risultano regolarmente revisionati o anche dei mancati controlli della MCTC?

      Dai dimmi tutto ma non dirmi che sono superficiale….qua c’è una direttiva europea che viene praticamente disattesa ogni semestre. Fino a quando non sarà obbligatoria! Questo porta a mancate revisioni e c’è qualuno che ha feriti e morti sulla coscienza….

      In Europa dopo i 10 anni le vetture vengono revisionate ogni anno e sono molto severi….a questo punto voglio essere trattato come un tedesco anche io!

      Non voglio vedere le Panda 750 in giro come la mia auto….perchè quella Panda ha un probabilità di fare un incidente mortale, o con danni permanenti, molto superiore alla vettura di oggi.

      Pertanto lo vedo molto “fuori luogo” difendere una posizione che di fatto toglie lavoro alle persone perbene e che ha dei “lutti” sulla coscienza….

      Saluti

  6. Ernesto Belotti says:

    Purtroppo non ho letto ancora la direttiva che tu citi, sapevo che era in discussione, ma non che fosse stata approvata, mi informerò meglio.
    Le comunicazioni che ho ricevuto dalla confederazione di cui faccio parte e che ho la possibilità di rappresentare a livello locale (Confartigianato), parlavano di un disegno legge imposto e scritto dai rappresentanti tedeschi, che ovviamente tutelano le aziende tedesche, e prevedevano tra l’altro che tutti i centri revisione fossero gestiti da enti di certificazione (mercato notoriamente nelle mani degli enti tedeschi) e completamente sganciati da chi aveva attività di autoriparazione.
    Quindi gli imprenditori italiani onesti che tu citi, non avrebbero più potuto nemmeno pensare di aprire i propri centri revisione ed anzi anche gli attuali centri revisione avrebbero dovuto passare in gestione ad enti come TUV & c., venendo letteralmente strappati dalle mani dei legittimi proprietari.
    Questo in base all’idea che un ente privato tedesco sia per non so quale motivo ritenuto più degno ed onesto di un qualsiasi imprenditore italiano.
    Le associazioni di categoria artigiane si sono battute contro questa interpretazione, ovviamente per tutelare gli imprenditori italiani nei confronti della potentissima lobby tedesca.
    Il problema dei revisionifici esiste e danneggia fortemente gli onesti e ne so qualcosa visto che ne ho alcuni a pochi chilometri dal mio centro revisioni, ma non è cedendo la mia attività che posso risolvere il problema.
    Una possibile soluzione (si tratta di una mia idea e non della confederazione di cui faccio parte) potrebbe essere quella di togliere le revisioni periodiche alla MCTC e fare in modo che i suoi ispettori dedichino molto più tempo al controllo del lavoro effettuato dai centri privati, anche lo stesso protocollo MCTC Net2 è stato concepito per combattere le revisioni facili, ma lo vedo molto macchinoso e complicato nell’attuazione, tanto e vero che i termini continuano a slittare.
    In merito alla periodicità, più che le associazioni di categoria sono state quelle degli utenti a schierarsi contro la revisione annuale.
    Per questo motivi non trovo corretto citare il caso delle revisioni e della normativa europea per sostenere la tesi dell’inutilità delle associazioni di categoria.

  7. Ernesto Belotti says:

    P.S.: Le lobbies, specialmente a livello europeo, sono importantissime e ben regolamentate, quindi pensare di tutelare i propri interessi e le proprie aspettative cancellando le associazioni di categoria sarebbe come tagliarselo per fare un dispetto alla propria compagna……piuttosto interessatevi alla vita associativa ed a quello che succede nelle associazioni di cui fate parte, date il vostro contributo, dedicate il vostro tempo e le vostre idee candidatevi se siete convinti di riuscire a fare qualcosa di buono per i vostri colleghi.
    Più gente c’è e più possibilità di migliorare ci sono, da singoli l’unica certezza è quella di soccombere nei confronti di altre categorie ben più e meglio rappresentate.

  8. @Belotti
    La premessa al tuo ultimo commento, “Purtroppo non ho letto ancora la direttiva che tu citi, sapevo che era in discussione, ma non che fosse stata approvata, mi informerò meglio.” la dice lunga….e meno male che mi avevi accusato di essere superficiale.
    Cioè tu mi accusi di superficialità e poi nemmeno sei informato sulle cose che succedono nella tua associazione… questo è il COLMO!!!

    Quella è una direttiva europea che va recepita….punto e basta! Se che salvaguarda i consumatori ancor prima che l’operatore del settore e SE quella normativa farà chiudere il 50% degli operatori del settore e porterà dei benefici; chiudano pure.

    Dal tuo lungo discorso capisco solo una cosa che sei di parte e che quello che dice la tua associazione è il verbo…bene questo è quello che dicevo nel post. Se è il Verbo, se la situazione è quella che è….qualcuno ha la responsabilità, almeno morale, della situazione in cui siamo oppure è sempre colpa degli altri?…nel primo caso, andate a casa.
    **********

    Non ho altro da aggiungere….se non due cose.
    1) Sei un ospite e quindi modera i comportamenti, se ti da noia quello che leggi cambia sito…è il bello del WEB.
    2) Dal ps si evidenza che nemmeno sai dove stai scrivendo….quindi fai un bella ricerca sul web, poi capisci chi scrive su questo blog, poi ti informi un pò e poi ci ritorni a trovare se vuoi…se non vuoi sopravviveremo lo stesso, anzi staremo meglio!

    Grazie

  9. diego saccoman says:

    Io credo che la distorsione sia la procedura italiana, in palese conflitto di interessi.
    E le associazioni, si battessero per l’abolizione dell’albo degli autoriparatori, che sembra il retaggio arcaico di un sistema che non esiste piu’. Invece tutti vogliono mantenere il loro vantaggio di posizione, tutelare un sistema inefficiente ma che permette di muoversi fuori dalla concorrenza.
    io sono convinto che se le revisioni fossero fatte come dovrebbero si avrebbero piu’ vantaggi per il sistema economico : eliminazione di veicoli non piu’ adatti alla circolazione, maggiori volumi nelle officine di autoriparazione, maggiore sicurezza stradale e quindi minori costi per la collettivita’.
    Ormai la revisione non e’ piu’ un affare remunerativo, il mercato e’ saturo, il numero medio delle entrate non permette di coprire i costi. La paura per gli autoriparatori e’ perdere l’indotto, ma io credo che se uno sa fare bene il suo mestiere, avrebbe solo una diminuzione dei costi, basterebbe che le regole fossero rispettate ed uguali per tutti.

  10. “Riesumo” questo post aggiungendo che poche settimane fa, per tutta risposta a questa situazione che descrivevo sopra, un nuova “associazione” si è presentata alla ribalta con l’ennesimo convegno di rifondazione….con le STESSE sigle e le STESSE persone che erano presenti all’ultimo Tavolo di studi che si era costituito presso il Ministero dello Sviluppo ad Ottobre.

    Però con una grande novità….la presenza anche di Capezzone e Nicola Porro. Il primo perchè (dopo 20 anni di Governi Berlusconi) ora prenderà a cuore le rivendicazioni del settore e risolverà tutto e il secondo come appassionato di auto!

    Al di là dell’opportunità di invitare una sola parte politica….ogni altro commento, sugli attori tutti e sulle loro responsbilità morali, politiche e gestionali, sembra superfluo!

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