Informazione e comunicazione automotive: i ruoli di ognuno

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automotive Journalism

Passato dalle colonne della stampa locale alla ribalta nazionale, il “caso Gentile” ha messo di fronte – per l’ennesima volta – all’indipendenza, obiettività e libertà della stampa italiana. Chi ha avuto la fortuna/sfortuna di amare la professione giornalistica, sa quanto l’indipendenza debba essere il principio guida nel racconto dei fatti.

Ecco, una vicenda come quella del sottosegretario del governo Renzi, poi dimessosi spontaneamente, non sarà certamente l’ultima. Mi sono sempre chiesto se fossero inconvenienti di un certo tipo di giornalismo, se quello in campo automotive fosse per certi versi più libero.

Se possibile, forse la situazione è anche peggiore.
Come dobbiamo trattare chi ci legge? Dev’essere un lettore al quale passare informazioni parziali o, piuttosto, si devono raccontare pregi e difetti di questo e quel modello, retroscena, verità date per buone quando in realtà nascondono solo interessi specifici?

Quel che si rischia è un auto-condizionamento, e quel “auto” certo non si riferisce all’oggetto del contendere. Si rischia di imbavagliarsi o quantomeno addolcire alcuni tratti di penna (ok, alcune battute della tastiera), dire che questa o quella caratteristica non vanno bene “anche se”…

Scrivere, raccontare i fatti, presentare i nuovi modelli, è un servizio che si rende al lettore, unico padrone, alla ricerca di informazioni sulla base delle quali orientare le proprie scelte.
Scrivere, invece, pro domo sua, aspirando a un invito per una prova su strada, o alla permanenza a un salone dell’auto da ospiti, beh questo non è giornalismo, ma pubblicità venduta al prezzo più alto che ci sia sul mercato: la libertà. La propria, limitandosi volontariamente a fare da passacarte degli uffici stampa/comunicazione, e quella del sito sul quale si fa informazione, sul quale il lettore ripone la propria fiducia, confidando nella veridicità e completezza delle notizie.

Il proliferare di spazi web ha innalzato esponenzialmente la concorrenza, come anche la difficoltà a svettare tra tutti.
Il lettore, alla lunga, non è stupido e sa orientare le proprie scelte, almeno un certo tipo di lettore, attento, informato, appassionato, alla ricerca di cose che gli altri non dicono o non possono dire.

Twitter à la une du magazine allemand "Jounalist"

La cosa peggiore che possa accadere è il trasformarsi degli spazi autorevoli (che pur esistono!) – tali per quel che scrivono e non per il nome che portano – in nicchie sempre più difficili da scovare, lasciando che la gran parte del web sia inondato da contenitori, casse di risonanza delle note stampa (spesso beceri copia-incolla senza un minimo di fantasia e rielaborazione), prive di un vero, forte, senso critico.

Fare giornalismo di indagine nel campo automotive non è un bisticcio tra specializzazioni, ma il miglior modo di rendere un servizio di qualità al lettore, svelando intrecci, collegamenti, dettagli che rappresentano un plus non indifferente considerando l’offerta media sul web, dove vengono “premiati” (?) tanti, troppi soggetti dalla dubbia autorevolezza, volendo essere generosi.

Comunicazione e informazione devono avere ruoli diversi, parzialmente complementari, dove la seconda attinge per alla prima – del tutto legittima per gli scopi che persegue – al fine di formare le prime considerazioni, ma mai può trasformarsi in prosecuzione. Quella si chiama pubblicità.

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2 Commenti

  1. Lo condivido pienamente!
    Ci sarebbe ancora molto da scrivere sugli editori e su come la raccolta pubblicitaria e i finanziamenti abbiano ucciso questo “mestiere”.
    Certamente è una Lobby ed anche molto potente a cui non fa da contraltare molta preparazione se non quella dei Comunicati Stampa delle Case Madri!
    Purtroppo, come hai accennato, il nuovo non promette bene….anzi non ha nemmeno le basi o la gavetta che hanno fatto “i vecchi”. IL web salverà tutto?….bah, ancora troppo presto per dirlo.
    Certamente in altri Paesi esistono questi e più seri problemi sull’informazione, ma esiste anche una coscienza civile e una libertà che hanno permesso di far venire fuori un Watergate o lo scandalo di Murdock…..in Italia ci sono giornali che non si è ancora capito chi li legge.

  2. Aggiungo: Soprattutto facciano i giornalisti, lascino fare gli ing agli ing., ai commerciali le vendite e ai agli uomini di marketing le attività sul territorio…ognuno faccia il suo mestiere, perbene.
    Qui invece il giornalista fa l’opinionista, lo sviluppo prodotto ect ect….un male comune nella nostra società (italiana)!

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