Fiat “compra” in USA, storia di cent’anni

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L’acquisizione di Chrysler da parte di  Fiat, ufficializzata nei primi giorni di gennaio, ha avuto ampia  eco mediatica, pur con letture diverse.

Quanto di positivo  questa acquisizione porterà  all’Azienda,  a chi in essa lavora, a Torino e all’Italia lo vedremo nei prossimi anni.

Ma siamo  abituati a leggere di aziende italiane comperate da aziende straniere, piuttosto che il contrario e già di suo la notizia  dovrebbe piacerci.

Ciò che è curioso e che non tutti sanno, è  che per certi versi questa di Fiat in America  è una storia iniziata cento anni fa.

Fiat  ha guardato al Nord America fin dalla sua fondazione , sotto la spinta del senatore Agnelli.

Presente fin dal 1902 con una attività commerciale,  nel 1909  la Fiat Motor co  diede avvio  alla  costruzione dello stabilimento di Poughkeepsie (New York) destinato alla produzione di vetture Fiat  per il mercato americano.

Negli anni successivi si trattò per la costituzione di una  joint venture con  Potter & Johnston, importante Società americana costruttrice di macchine utensili, ipotesi che prevedeva un apporto in denaro ( 500 mila dollari dell’epoca) da parte dei Soci e una rivalutazione del capitale sociale di Fiat Motors.

L’accordo non andò in porto e Fiat acquisì  l’intero pacchetto azionario della Fiat Motor che venne utilizzata soprattutto come agenzia d’acquisto per macchinari e materiali necessari alla produzione  in Italia.

Erano gli anni della prima guerra mondiale e con l’entrata in guerra degli Stati Uniti, lo stabilimento di  Poughkeepsie venne ceduto alla Duesenberg  che lo riconvertì alla produzione di motori d’aeroplano.

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Ancora nell’immediato dopoguerra la Fiat provò la strada  della joint venture con una Marca americana, la Nash.

Nash era una  società americana con un capitale sociale di 25 milioni di dollari, cresciuta grazie alla costruzione di camion e mezzi pesanti  in serie soprattutto per l’esercito e che  aveva avviato una produzione aeronautica.

Esperienze produttive nella mobilitazione industriale e nelle commesse motoristiche comuni, dimensioni delle società più o meno paragonabili  e l’esperienza di Fiat  acquisita nello stabilimento di Poughkeepsie sulla produzione di auto per il mercato americano – mercato nel quale Nash intendeva entrare –  erano ragioni che giocavano in favore dell’accordo che prevedeva uno scambio di partecipazioni azionarie su base paritaria.

Neppure questa volta l’operazione   andò in porto, sembra più per ripensamenti di Nash che di Fiat, che già aveva deliberato di  trasferire alla consociata americana azioni per un quarto del proprio capitale.

In seguito il mercato americano perse importanza per Fiat, dal punto di vista commerciale e da quello statutario.

La Nash dal canto suo ebbe alterna fortuna come costruttore di automobili  e la grande depressione del 1920 /21 portò all’azienda perdite per 2 milioni di dollari.

Lo stabilimento di Poughkeepsie  per contro venne acquisito, insieme a tutta la  Duesenberg, dalla Willys.

Willys, proprio quel nome   che ritroveremo poi nella storia della  Jeep!

Due pezzi di storia dell’automobile  che oggi si incontrano. Credo che il Senatore Agnelli ne sarebbe soddisfatto…

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6 Commenti

  1. diego saccoman says:

    Una storia che ci dovrebbe appartenere, ma che sembra dimenticata, appassionante e vitale.
    E come nei primo anni ’90 Fiat acquisi’ la decotta Ford New Holland operando la fusione con Fiat Agri, progetto visionario che ha portato alla creazione della CNH.
    Che, per la cronaca, la base operativa fu portata lontano dall’Italia. E funziono’ tutto benissimo, se qualcuno sa ancora ricordare.

  2. Emilio PERRI says:

    E’ vero Diego, operazione clamorosa a cui seguirono anche altre acquisizioni altrettanto strategiche nel campo della meccanica agricola. Ne fui in qualche modo testimone, in quegli anni che mi vedevano giovane funzionario del costruttore di Macchine Agricole nazionale, più importante concorrente di Fiat!

    Inoltre, tornando al Post, si ribadisce come l’Italia sia stata da sempre all’avanguardia nel campo delle imprese e di quelle Automobilistiche in particolare, con l’enorme patrimonio di competenze e creatività. E perchè no di “passione”!
    L’uscita di nuovi modelli e di nuove strategie competitive possono aiutare il “rilancio” del comparto anche nel ns Paese, ma temo che da sole non basteranno, non potranno bastare. Occorreranno anche e subito quelle riforme “strutturali” di cui da troppo tempo si parla, dai progetti integrati sulla mobilità passeggeri e merci, alle assicurazioni, dalla burocrazia alla fiscalità… E tutto il resto è storia!
    Complimento davvero per l’articolo!

  3. Cari,
    spero di non essere OT….è appena passata la notizia che l’Alfa Romeo 4C è stata insignita del premi di auto più bella del 2013 dai Francesi.

    1) Ovviamente i francesi non capiscono nulla e noi italiani si e quindi ho trovato eruditi Alfa che ne parlano male solo vedendola per foto

    2) Ovviamente, come spesso accade, la notizia è rimbalzata prima sulle News di Automotive Space (@automotivespace e @aspace_news) e non ancora sui profili social del Gruppo Fiat

    In definitiva, vi voglio dire che se non cambia tutto il sistema e si basa sulla meritoìcrazia all’ennesima potenza….siamo destinati a non uscire più. Meritocrazia significa anche prendere un neolaureato di Palermo al posto di uno di Torino. Non scegliere quello di Torino perchè lo posso pagare di meno e sfruttarlo di più….tanto non deve rendere, deve solo fare numero. Questo nella produzione, come nel commerciale, come nel Marketing, come nella Comunicazione….my 2 cents.

  4. Mikkel says:

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