Di cosa parlano i ‘camionisti’?

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Di cosa parlano i ‘camionisti’ quando si incontrano? Per chi non conosce il settore dell’autotrasporto sarebbe facile rispondere di ‘donne e motori’, ma non è così!

Costruttori, concessionari ed autotrasportatori sono capaci di misurarsi su temi di grande respiro nell’unico settore dell’economia italiana che negli ultimi 4 anni ha perso il 70% delle vendite e più di 120.000 addetti.

Ma nel nostro paese fanno più rumore poche decine di operai della Fiat o  qualche centinaio di lavoratori dell’Ilva piuttosto che decine di migliaia di camionisti, autotrasportatori, meccanici ed impiegati di officine e concessionarie rimasti senza lavoro nel silenzio più assordante.

Eppure l’88% delle merci italiane sono consegnate da camion e furgoni che  accedono a luoghi che le ferrovie di Moretti e Montezemolo non raggiungeranno mai: l’ultimo miglio, il centro delle città d’arte, le comunità montane, le periferie, i supermercati di quartiere.

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Anche le tecnologie sono all’avanguardia: il VSC (Vehicle Stability Control), l’ACC (Adaptive Cruise Control), il SAP (Cruise Control Predittivo) e il FCW (Frontal Collision Warning) – con altri sistemi ancora inutilizzati nell’auto – permettono ai conducenti di viaggiare in sicurezza nella nebbia più fitta, massima tenuta di strada, e guida computerizzata con un joystick, risparmiando carburante.

Sono allo studio rivoluzionari motori a volano, elettrici ed ibridi a metano che manderanno in pensione gli Euro 6; eppure già i veicoli nuovi hanno emissioni prossime a zero: un solo camion Euro 6 inquina meno di 80 truck Euro 0.

In Italia questi enormi investimenti sono vanificati dal parco circolante più insicuro ed inquinante d’Europa: sulle nostre strade circolano centinaia di migliaia di veicoli Euro zero, autoarticolati antecedenti al 1980 revisionati in qualche maniera che, con vecchi freni a tamburo, senza ABS e pneumatici ricostruiti, movimentano carichi di 90 tonnellate mettendo a repentaglio i polmoni e la sicurezza di tutti.

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Viaggiare su mezzi inquinanti e pericolosi per la comunità è diventato disdicevole, ma non abbastanza: la comunicazione sociale è ancora troppo debole.

La scelta dei vettori di trasporto pubblico o per le merci avviene – ed avverrà ancora per molti anni - in base ai costi di trasferimento più che in base alle percezione della miglior compatibilità ambientale dei vettori stessi.

Così per dar voce a questo mondo, negli spazi e sulla pista dell’autodromo di Monza è nato truckEmotion, il più importante evento italiano dedicato alla filiera dell’autotrasporto.

I dati parlano chiaro: in un contesto europeo difficile, l’Italia appare un Paese in retromarcia con un trasporto merci che gira al minimo.

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Persone serie per proposte serie; i costruttori (7), i concessionari (sono rimasti 170) ed i clienti (decimati) stanno tentando di ricostruire – insieme – “la nuova via”.

Solo qualche  recalcitrante associazione dell’autotrasporto fatica ad uscire dal “vecchio sistema” da rottamare.

Invece Federauto Trucks, Unrae V.I., Confcommercio, Confartigianato Trasporti, Trasporto Unito, Noi Camionisti anzichè fossilizzarsi su sterili richieste di bonus e contributi, propongono nuove regole e temi che meritano delle risposte:

  • Perché il tachigrafo digitale “a prova di calamita” e antimanomissione installato sui nuovi veicoli serve solo a… limitarne le vendite?
  • Che fine hanno fatto i 24 Centri di revisione mobile esistenti in Italia?
  • Quali controlli sistematici per carico, sovraccarico, mancato rispetto degli intervalli di manutenzione ordinaria e straordinaria dei veicoli?
  • Perché non si effettua l’alcool test obbligatorio su tutti i veicoli (come in Svizzera e Francia), con controlli/sanzioni efficaci e certe?
  • Che ne è della patente CQB – Carta di Qualificazione del Conducente –  obbligatoria dal 2008 ma sconosciuta ai camionisti stranieri?
  • Come mai alcuni trasportatori italiani – pur avendo centinaia di autisti in cassa integrazione - attingono ai servizi di driver stranieri senza CQB?
  • Come mai così tanti pensionati sono alla guida di autoarticolati da 90 tonnellate senza alcuna competenza?
  • Perché non esiste un codice etico da diffondere presso le aziende di autotrasporto?
  • Perché nessuno stigmatizza i committenti sempre più esigenti e intolleranti che sviluppano pressioni per consegnare il carico in ogni situazione (traffico, meteo …) con conseguenti ripercussioni sui driver e sulla sicurezza di tutti i cittadini?
  • Perché non vi sono investimenti – anche privati – in aree di sosta?

Ludwig W. Buchel, Presidente di UICRil camionista più potente del Mondo che rappresenta gli interessi di 1.500.000 di camionisti in tutta Europa - strizza l’occhio ai colleghi che operano nel nostro Paese.

1.500.000!

Altro che Landini con i suoi 300.000!

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10 Commenti

  1. diego saccoman says:

    Il Nostro e’ un settore allo sbando, terra di nessuno che vive di violazioni ormai considerate il normale modus operandi.
    I controlli sulla portata sono irrilevanti e viene permessa l’immatricolazione con patente B di veicoli con portata nominale ridicola.
    Nonostante i divieti locali per classe inquinante, circolano veicoli in tutta liberta’.
    L’istituzione dell’albo degli autotrasportatori non ha migliorato lo stato delle cose.
    Anche la responsabilita’ del committente non lo ha fatto.
    Ho visto conversioni di patenti improbabili in forza del principio di reciprocita’ con nazioni che non hanno nemmeno i semafori.
    Basterebbe una normale applicazione delle norme gia’ esistenti per dissuadere chi approfitta di questa terra di nessuno che premia i furbi e penalizza chi rispetta regole e normative, in un mercato nel quale la parola d’ordine e’ ” ribasso”.
    .ds.

  2. Maurizio Miorini says:

    L’articolo, indubbiamente interessante, pone l’attenzione su uno dei maggiori problemi del nostro disastrato Paese e cioè la mancanza di controlli per il severo rispetto delle regole (soprattutto in questo caso).
    Per quella che è la mia conoscenza, che deriva ad alcune problematiche legate “di riflesso” alla mia professione, posso rimarcare il fatto che il CQC, cioè la “Carta Qualificazione Conducente” imposto dalla normativa 2003/59CE è obbligatoria nei paesi comunitari ed ha un costo non indifferente sia in termini di costi che di ore di tempo (minimo 35h per gli autisti in possesso di Patente C: Ciò detto, tanti “Padroncini” preferiscono, per così dire, “affittare” mezzi e conducenti di paesi over questo obbligo non sussista e risparmiare una cifra considerevole, oltretutto stanziabile obbligatoriamente ogni 5 anni.
    È un’atteggiamento eticamente scorretto, perchè “aggira” la legge ed espone gli utenti della strada a i rischi connessi alla circolazione di mezzi obsoleti ed autisti di dubbia idoneità.

    C’è anche da dire che l’Italia ha tradizionalmente investito da tempo sul trasporto su gomma e questo forse in maniera eccessiva rispetto ai vincoli imposti dall’ orografia del nostro complesso territorio: Ora, con la crisi che colpisce soprattutto le piccole aziende (quali sono la maggior parte delle ditte di trasporto) e le mette in ginocchio, il ricorso a “stratagemmi” poco chiari è assai probabile ed utilizzato.

  3. GABRIELE PIZZOLATO says:

    io sono uno di quei 120.000 addetti che hanno lavorato per 34 anni nel settore dei veicoli industriali, tanta passione, tanto lavoro, tutto sfumato, e reiventarsi la vita lavorativa da ultracinquantenne, una storia come tante altre, non sbandierata
    ma vissuta con grande compostezza e dignità, tuttora il mio lavoro non esiste, è un inventarsi giorno dopo giorno qualcosa di nuovo; noleggio a lungo termine, polizze 5 gg, anche immobiliare, il tutto per cadere in piedi dopo decenni di amore verso il proprio lavoro, l’amicizia con i clienti, tutto è andato perduto,
    rammarico? No, voglia di riscatto, senza colpevolizzazioni se non la grave crisi che ha stritolato questo settore unico nell’ambito dell’automotive.

  4. Michele licausi says:

    Confermo Tutto vero, ho lavorato 23 anni nel settore ne ho da dire su tutti gli attori del comparto.
    Le aziende di trasporto sono troppo piccole per competere e poco si e’ fatto per trsformare le piccole in medie e le medie in grandi.
    I vari governi si sono ben guardati da mettere mano ad una seria riforma del settore molto piu semplice recepire normative europee e dire ce lo impone l’Europa.
    Le organizzazioni sindacali hanno solo una valenza politica e poco fanno per il settore.
    Le case costruttrici a parole dicono di essere vicino al cliente ma in realta’ non e’ cosi’ perche’ non possono, spesso cercano di sostituirsi alle istituzioni e si inventano incentivi ma non essendo strutturati, gli stessi servono solo per fare alcune vendite.
    Le forze dell’ordine non sono nelle condizioni di effettuare controlli a tappeto in modo da far rispettare la legge e le normative, ma proprio nel settore dell’autotrasporto viene da chiedersi: ma la legge e’ uguale per tutti?
    E infine l’opoinione pubblica e i media che non hanno ben capito cosa rappresenta il comparto nel sistema nazione

  5. maurizio sala says:

    @ Amici, grazie del Vostro apprezzato e competente contributo.

    L’articolo non vuole dare risposte, ma solo segnalare l’incredibile stato in cui versa questo importantissimo settore dell’economia italiana, e di come vi siano Persone perbene e serie Associazioni che si battono contro lobby, malcostume e politica ‘addomesticata’.

    TruckEmotion – e tutti coloro che hanno voluto esserci e metterci la faccia – ne sono un bell’esempio.

    Ancor ieri alcune controverse associazioni di categoria hanno fatto sentire la loro voce criticando la decisione del Viminale di fermare la circolazione stradale ai mezzi pesanti durante “big snow” dimostrando quali sono gli interessi che intendono difendere: non certo quelli degli autisti che subiscono pressioni oltre ogni limite; non certo quelli dei cittadini che si sarebbero trovati sulla Cisa o sull’autosole obsoleti autotreni immatricolati negli anni ’80, senza ABS, con gomme lisce o ricoperte; non certo quelli dei costruttori che investono miliardi per il rinnovamento di un parco circolante sicuro e poco inquinante.

    Temo invece che vogliano tutelare gli interessi dei… ‘soliti’ noti, ma questo è il mio parere.

    Credo inoltre che sia interessante conoscere – anche se a grandi linee – per chi ‘mastica’ nell’automotive, quello che accade ai loro ‘cugini’ che trattano i trucks, le cui dinamiche distributive sono assimilabili a quelle dei dealer dell’auto.

    Molti uffici sviluppo rete dei costruttori di auto guardano con interesse alle esperienze che i loro colleghi dei trucks stanno attuando per il rinnovamento delle reti distributive: http://www.automotivespace.it/volvo/i-dealer-di-auto-sono-malati-come-stanno-quelli-di-truck/

  6. Giuseppe Guzzardi says:

    GABRIELE PIZZOLATO Scrive:

    io sono uno di quei 120.000 addetti che hanno lavorato per 34 anni nel settore dei veicoli industriali, tanta passione, tanto lavoro, tutto sfumato, e reiventarsi la vita lavorativa da ultracinquantenne, una storia come tante altre, non sbandierata
    ma vissuta con grande compostezza e dignità, tuttora il mio lavoro non esiste, è un inventarsi giorno dopo giorno qualcosa di nuovo; noleggio a lungo termine, polizze 5 gg, anche immobiliare, il tutto per cadere in piedi dopo decenni di amore verso il proprio lavoro, l’amicizia con i clienti, tutto è andato perduto,
    rammarico? No, voglia di riscatto, senza colpevolizzazioni se non la grave crisi che ha stritolato questo settore unico nell’ambito dell’automotive.

  7. Sandro Battiston says:

    Buona sera a tutti e scusatemi della mia intromissione in un argomento che conosco poco e in modo marginale, da giovane ed ora da persona adulta sono sempre stato affascinato da questi bestioni che circolano nelle nostre strade, spesso inadeguate carichi di merci, con autisti straordinari che guidano per centinaia e centinaia di chilometri e fanno cose da supereroi . Io non riesco ad accettare che ad oggi questa crisi a messo in ginocchio un importantissimo settore dell’economia italiana dalle aziende ai piccoli padroncini , con una serie di decreti e di restrizioni a dire poco discutili e andando a cedere appalti e trasporti a ditte oltre confine.
    Io abito ad un centinaio di chilometri dalla Iugoslavia e nella autostrada A4 e A28 che frequento spesso ,ma poi si aggrega Romania , Cecoslovacchia , Polonia ,Albania , che con mezzi inadeguati, manutenzioni a basso costo , appalti a basso, autisti pagati poco , mezzi vecchi poco sicuri ,inquinanti, viaggiare nel nostro paese e spesso senza rispettare le regole della circolazione , girovagare tranquillamente senza che nessuno dica niente e puntare sempre il dito hai nostri autotrasportatori facendoli morire.
    Qui lo stato dovrebbe intervenire con una serie di leggi e interventi che tutelino ed incentivino aziende e piccoli padroncini ad adeguarsi e non bastonarli come si e fatto e si sta facendo, non lasciare che altre aziende esterne entrino nel nostro paese a dettare legge portandoci via appalti ed economia , lasciando a casa migliaia di persone e aziende chiuse , come è successo anche da noi nelle nostre aziende .
    Cordiali saluti a tutti.

  8. @ Sandro.

    Proprio qui sta il problema: come mai alcune pseudo-associazioni di categoria non desiderano confrontarsi nè pronunciarsi sui temi “caldi” proposti e discussi da coloro che invece combattono per il futuro del comparto?

    L’elenco delle costruttive proposte di Federauto Trucks, Unrae V.I., Confcommercio, Confartigianato Trasporti, Trasporto Unito, Noi Camionisti e degli organizzatori di truckEmotion è ben più corposo di quello che – per motivi di spazio – ho riportato nell’articolo!

    Ma gli interlocutori latitano!

    Cerchiamo di ricordarcene quando saremo nella cabina elettorale.

  9. Sandro says:

    Ciao Maurizio ,
    Sicuramente me lo ricorderò eccome se me lo ricordo in cabina elettorale , ma non solo di questo ma di molto altro ancora , non sono mai stato entusiasta di andare a votare , ma questa volta sono arrabbiato , incavolato , demoralizzato ,stanco di questa situazione che non vedo l’ora che aprono le cabine elettorali per andare a votare per cambiare direzione . Ma noi Italiani parliamo molto di cose nuove e cambiamenti , ma alla fine ci piacciono le cose vecchie , perché le novità ci fanno paura e dentro la nostra testa diciamo siamo sempre andati avanti così perché cambiare , e questo che mi fa paura , siamo un paese vecchio , ma di testa e non aperti hai cambiamenti .
    Ciao Maurizio , forza Italia :)

  10. maurizio sala says:

    @ Sandro!

    Che piacere la tua partecipazione al nostro blog e grazie del commento.

    Mi raccomando: diffondi Automotive Space fra Amici e Colleghi, questa è una voce libera (e no profit) nel cinico mondo dell’automotive e dei trucks.

    Sono certo che – contrariamente a quello che paventi – la voglia di cambiamento sia molto forte, ne va della nostra stessa sopravvivenza!

    E sono altrettanto sicuro che lunedì sera vedremo il corso di una nuova strada.

    Così come spero che rivedere questa scena del film “quinto potere” possa dare un’ulteriore scossa a chi ama le cose vecchie o ha paura del nuovo https://www!youtube!com/watch?v=ieZOYuqLzbQ
    (ndr: sostituire i ! con i . per rendere attiv il collegamento)

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