C’era una volta la fuoristrada…

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…Verrebbe da dire, guardando le auto che circolano per le nostre strade e la tipologia delle vetture sempre più presenti, come concept e nuovi modelli, nei Saloni internazionali!
L’ultima in ordine di tempo è l’eccentrica Citroën C4 Cactus, presentata in pompa magna mercoledì 5 Febbraio a Parigi. Uguale praticamente, all’omonima concept esposta dalla Casa d’Oltralpe lo scorso Settembre a Francoforte.

Stiamo parlando delle Crossover (dall’inglese, crossover = incrocio) tipologia di auto molto in voga negli ultimi anni, che ha conquistato il cuore degli italiani e non solo, ottenendo un sorprendente successo forse inatteso. Per loro stessa natura non appartengono a nessuna specifica categoria di auto, avendo la prerogativa di soddisfare un po tutte le esigenze (ma a dirla tutta, nessuna di queste poi soddisfatta veramente!).

Si tratta solitamente di vetture leggermente “rialzate”, non necessariamente a trazione integrale, ma caratterizzate comunque da un aspetto piuttosto “massiccio”. Non sono delle fuoristrada (impensabile affrontare degli sterrati impegnativi)  o SUV, ne tantomeno monovolume o familiari. In un mercato in forte e costante declino le crossover però, non conoscono crisi, costringendo perciò le Case ad ingegnarsi al fine di presentare nuovi modelli  sempre più appetibili in questo segmento, sempre più competitivo.

Ciò che colpisce particolarmente l’acquirente sembrano essere la posizione di guida rialzata, che trasmette una migliore visibilità oltre ad una maggiore sensazione di “controllo e sicurezza” ed il design decisamente particolare e distintivo.
Tuttavia, così come per ogni moda, ci sono anche i denigratori, che additano le crossover come vetture pesanti, inquinanti, ingombranti e costose.

Ma andiamo più nello specifico.
A parte casi isolati, tutte le crossover presenti in listino derivano da modelli “normali”: pianale, motori e cambio, oltre che le finiture interne, sono generalmente gli stessi utlizzati sulle vetture di origine ed anche il family feeling spesso é lo stesso. Per citare alcuni esempi: Audi Q3, BMW X1, Citroën C4 Aircross/Peugeot 2008, Chevrolet Trax/Opel Mokka, derivano tutte da modelli ben più tradizionali (rispettivamente, A3, Serie 1 Serie 3, C3/208, Aveo).
Come non parlare poi di quella che, secondo molti, è stata l’antesignana di questa “moda”? Era la fine del 2006 quando la Nissan presentò la Qashqai, vettura a metà tra una berlina ed una SUV chiamata a sostituire la poco fortunata Almera. Il successo fu talmente clamoroso da sorprendere la stessa Casa nipponica, tanto da costringerla ad aumentare la produzione; successo poi bissato dalla più piccola Juke.

 

Parliamo dunque di auto che, seppur più originali, derivano anch’esse dalla grande serie ma che sono soltanto più alte (meno aerodinamiche, consumano ed inquinano leggermente di più), più larghe (quindi più impacciate nel traffico cittadino) a fronte però di uno spazio interno raramente maggiore. Il tutto condito da un sovrapprezzo dell’ordine di 2-3ooo euro rispetto al modello di partenza.
C’è da dire che l’offerta è attualmente tanto variegata ed articolata da offrire al cliente una gamma vastissima di modelli tra cui scegliere, soddisfacendo ogni esigenza, che si abiti in una stradina strettissima di un borgo in Toscana o su di una larghissima highway americana: il cliente non avrà che l’imbarazzo della scelta.

Ciò che ci chiediamo è se vale davvero la pena spendere qualcosa in più per portarsi nel garage una vettura, si particolare, ma analoga ad altre presenti in listino.

Ma soprattutto, così come tutte le tendenze, anche quella del crossover sarà destinata a finire?

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5 Commenti

  1. Ezio Canepari says:

    La sua analisi è corretta e le conclusioni condivisibili. Sono sostanzialmente d’accordo su quanto da lei espresso.
    Da italiano, innamorato delle auto italiane, ma costretto in pratica a servirmi di auto tedesche, mi chiedo: come mai la nostra industria (quello che rimane …..) ha abdicato da tempo lasciando scoperto questo settore commercialmente così interessante?
    Cordiali saluti
    Ezio Canepari – Tortona (AL)

    • Giovanni Bravin says:

      Sig, Canepari, condivido. Purtroppo se cerchiamo, in Italia, un veicolo civile per uso fuoristradistico, dobbiamo rivolgerci alla produzione straniera. Oppure cercare veicoli surplus militari, ma scarsamente reperibili in Italia, perche’ gli attuali mezzi Campagnola e Lince dell-Iveco sono ancora in uso, e quindi non reperibili come surplus.

  2. Paolo Santonocito says:

    Piccolo appunto sulle vetture da cui derivano i crossover citati in articolo, la C4 aircross non è altro che una Mitsubishi e con la produzione Citroen ha in comune l’ottimo 1.6 HDI, per quanto riguarda la X1 ricordo che la stessa deriva dal pianale della precedente serie 3 Touring e non dalla serie 1. Per il resto non posso che concordare con l’analisi fatta ma dico anche che oggi i crossover sono quello che erano 10 anni fa i monovolumi e 20 anni fa le SW

    • Mariano Piccirillo says:

      Errata corrige: nel caso della BMW, ho scritto involontariamente “1″ al posto di “3″ (confondendomi con l’”1″ del nome “X1″) e confermo quanto da Lei giustamente scritto; per quanto riguarda il duo C4 Aircross/2008, il pianale della Citroen deriva dalla Mitsubishi ASX, mentre la 2008 dalla 208 (pianale e la maggior parte dei motori)… Chiedo scusa personalmente a Lei e a tutti i lettori di Automotivespace, correggeremo gli errori.
      Grazie mille per la segnalazione

  3. Giovanni Bravin says:

    Gentile sig. Piccirillo. Condivido il suo articolo, anche se a dire il vero, in Italia, sono rimasti pochi sentieri o tratturi percorribili con fuoristrada. Esclusi ovviamente gli addetti ai lavori: agricoltori, centrali elettriche, ponti radio etc. Quindi in Italia, se si vuole un serio veicolo fuoristrada, bisogna rivolgersi al mercato estero. I Britannici, dopo avere dotato il proprio esercito di Land Rover, preferirono dotarlo di Pinzgauer della Steyr Puch. Poi, decisero di comprare le linee di montaggio e trasferirle in Inghilterra. Due cambi societari ed un Pinzgauer che salto’ su una mina, in Afghanistan, aprirono polemiche a non finire. Il Pinzgauer non era nato per quel tipo di missioni e la finanza fece il resto. Durante la vita britannica, il Pinzgauer venne venduto in decine di migliaia di esemplari in quasi tutto il Commonwealth. In Italia, ci fu una versione civile della Nuova Campagnola, prodotta da IVECO, ma ebbe scarso successo e la sua produzione cesso’ nel 2011.
    Attualmente la parte rimasta in Austria, della Steyr veicoli, [ stata incorporata dalla Magna, per; quest-ultimi preferiscono produrre la componenistica, studiando e producendo veicoli concept che non vedremo mai in circolazione, pero’ danno una forte impressione delle capacita’ della Magna.

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