4 febbraio 2013

Spendere milioni per il CSI? Roba da Medioevo!

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Dame e signori © Renzo Ferrante

 

Vista la partecipazione che abbiamo riscontrato con l’uscita del nostro precedente articolo  su PitstopAdvisor, abbiamo deciso di raccontarvi come si stanno muovendo le officine del XXI secolo.

Appurato il fatto che avete ben percepito il valore del sito per i consumatori, vogliamo ora affrontarne l’utilità che ha per le officine: come PitstopAdvisor ha cambiato il modo di relazionarsi con i clienti, casi reali di officine che “ci vedono lungo”.

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Abbiamo avuto una piacevole chiacchierata con alcuni casi “emblematici” di officine che hanno voluto puntare all’innovazione e monitorare la Customer Satisfaction al fine di migliorarsi.

Esattamente da due mesi, da quando PitstopAdvisor è online, queste officine orientate al futuro ci contattano quotidianamente, interagiscono sul Forum, ci danno consigli e suggerimenti. Ed è proprio grazie alla collaborazione con queste che riusciamo a rispondere al meglio alle esigenze delle officine stesse.

Mettendo insieme le nostre idee, di impronta piuttosto teorica, con i suggerimenti di chi è “sul campo” da cinquant’anni riusciamo a capire come utilizzare al meglio il nostro sito.

Ci hanno addirittura detto che: “…il professionista serio non deve aver paura di essere valutato. E’ sicuramente più costruttiva una critica che un complimento… peccato per coloro che sono abituati a fare i furbi a discapito dei clienti…”.

Abbiamo chiesto in particolare a due delle “nostre top” officine (come le chiamiamo noi), una della rete Magneti Marelli Check Star e una della rete Aposto, che vantaggi hanno avuto in questi due mesi dall’iscrizione a PitstopAdvisor.

Le risposte sono state univoche: incremento del traffico in officina, visibiltà e pubblicità gratuita, aumento di fatturato e di fidelizzazione. “PitstopAdvisor ci ha insegnato a gestire meglio i rapporti con i nostri clienti. Ora sappiamo dove possiamo migliorarci e su cosa invece dobbiamo puntare. Fondamentale ascoltare i propri clienti ed essere sempre aperti al miglioramento” afferma l’officina Check Star.

Specifichiamo che l’officina in questione ci ha detto che è prioritario non solo essere presente su PitstopAdvisor, ma esserci da protagonista! Implicito che più i clienti vedono che un’officina è particolarmente attiva sul sito, maggiori sono le possibilità che raggiunga i clienti.

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Beauty Farm © Vincent Luigi Molino

Ci siamo interessate anche alla motivazione che spinge le nostre officine più lungimiranti a partecipare così attivamente sul sito, è solo per pubblicità? “Assolutamente no, la curiosità di toccare con mano le esigenze degli utenti, respirarne i malumori e conoscere le aspettative di ognuno, sono solo alcuni degli aspetti interessanti di questa realtà. PitstopAdvisor ci aiuta a mantenere un elevato standard qualitativo, perché qualora fornissimo un servizio inadeguato, sappiamo che il cliente insoddisfatto potrà scrivere una recensione negativa sul sito e, conseguentemente ne sarebbe penalizzata la nostra immagine, perché si sa, sul web le voci “corrono” dichiara l’officina Aposto.

Che dire, c’è davvero da imparare!

Interessante sapere come stanno promuovendo invece la loro pagina su PitstopAdvisor fra clienti e amici. Al momento la maggior parte delle nostre “super” officine sta facendo conoscere il sito tramite il passaparola, ma intende inserire il logo di PitstopAdvisor sui propri  siti corporate.

Inserire il logo sul loro sito permetterebbe di qualificarli, di certificarli come officina “approvata dai consumatori”, sviluppando un senso di appartenenza ad un sito specializzato.

I vecchi sistemi di comunicazione sono obsoleti, costosi e inefficaci. Da quasi quindici anni promuovo la mia officina sul web e da qualche anno sto iniziando a raccoglierne i frutti. Con l’avvento di PitstopAdvisor ho potuto farmi pubblicità in maniera mirata, ho canalizzato il mio messaggio e sul Forum cerco di rendermi utile agli utenti che necessitano di consigli professionali”… parola di officina Aposto!

Ci hanno detto che anche le case costruttrici spendono ancora milioni di euro per monitorare la Customer Satisfaction sulle loro reti di officine autorizzate (CSI), … le officine insegnano, è tempo di cambiare!

Il cambiamento, questo è il segreto dell’evoluzione. Innovazione e utilità creano progetti di valore!

 

 

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 Spendere milioni per il CSI? Roba da Medioevo!




Questo articolo è stato pubblicato da Elena Giaveri il lunedì, febbraio 4, 2013 alle 7:10 AM ed appartiene alla categoria After Sales, Auto, Customer Satisfaction, Mercato, Moto. Puoi seguire i commenti a questo articolo attraverso i feed RSS 2.0. Lascia un commento!

 

Attualmente sono stati lasciati 4 commenti a “Spendere milioni per il CSI? Roba da Medioevo!”

  1. 1 Marco ha detto:
    4 febbraio, 2013

    Articolo molto interessante; anche io sono titolare di un officina e mi sono iscritto riscontrando già in pochi giorni un aumento di richieste di preventivo e appuntamenti in officina; nessuno di noi deve avere paura del giudizio degli internauti sulla nostra officina ma anzi trarre delle opportunità di business. Riguardo le fastidiose CSI che ricevono i nostri clienti e per le quali si lamentano spesso con noi suggerisco alle case costruttrici di costruire un processo di intervista su Pitstopadvisor al fine di misurare la soddisfazione rispetto al nostro operato.

  2. 2 maurizio sala ha detto:
    4 febbraio, 2013

    @ Elena, è vero: ancor oggi ci sono molti costruttori che spendono milioni in progetti e processi per misurare la soddisfazione dei clienti della propria rete.

    Non invano.

    Studi e ricerche dimostrano infatti come un’altissima percentuale dei clienti (ben oltre il 50%) se soddisfatta ritorna da chi li ha serviti e segnala ai propri conoscenti quell’esercizio commerciale.

    Qualche costruttore – particolarmente attento all’evoluzione di mercato e consumatori – non misura più la soddisfazione fine a se stessa (CSI): un dato influenzabile con promesse, premi e regalie (… già, c’è anche chi fa il furbo per accedere ai premi che le case garantiscono a chi ha un alto punteggio nel CSI), ma verifica l’indice di raccomandabilità NPS (Net Promoter Score); è infatti accertato che se siamo contenti di un prodotto o di un servizio siamo propensi a raccomandarlo a parenti ed amici.

    E siamo più credibili di qualsiasi pubblicità.

    Un costruttore premium tedesco ha deciso – con coraggio e trasparenza – di rendere pubblici e di mettere on-line nei siti web della propria rete tutti i commenti, il grado di soddisfazione e l’indice di raccomandabilità che i clienti danno dopo essersi serviti da un dealer o in un’officina autorizzata.

    Con enorme successo di immagine e credibilità!

  3. 3 Elena Giaveri ha detto:
    4 febbraio, 2013

    Buonasera Dott.Sala, anche noi di PitstopAdvisor crediamo molto nella customer satisfaction e nel Net Promoter Score, tant’è che stiamo valutando l’inserimento della domanda sulla raccomandabilità nel nostro sito. Pensiamo allo stesso tempo che il social advisor possa integrare le indagini di customer satisfaction abbassandone il costo totale per le case costruttrici ed integrando un nuovo canale di indagine che potrebbe essere rappresentato dal mondo dei social advisor.

  4. 4 maurizio sala ha detto:
    6 febbraio, 2013

    @ Elena.

    “The voice of the Consumers”, il Leader mondiale della Customer Satisfaction J.D. Power and Associates – che collabora a livello globale con i più performanti costruttori di automobili – propone da anni soluzioni e processi web based, NPS, social advisor, etc, etc, etc.

    Ciò che Lei raccomanda esiste da tempo, all’estero.

    Il problema è l’approccio di qualche manager nostrano e di qualche concessionario della provincia: nel 2008 (5 anni fa) nel corso della NADA Convention (il più importante evento automotive nel Mondo), un noto concessionario che mi accompagnava disse – riferendosi alle indagini dei siti di dealer reputation che laggiù esistono da anni (dealerrater, carfolks, goso, etc…) – “ma non è mica giusto… per fortuna che da noi c’è la legge sulla privacy!”.

    Ogni ulteriore commento appare superfluo!

    Per concludere Le segnalo un recente studio che illustra l’impatto dei Social Media sulle aziende: http://www!jdpower!com/content/white-paper/RbHSWda/understanding-the-impact-of-social-media-on-companies.htm

    (ndr: sostituire i ! con . per poter accedere al link suggerito)

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